Rassegna storica del Risorgimento

ROMA ; GIURISDIZIONALISMO
anno <1957>   pagina <472>
immagine non disponibile

472 Piero Melograni
le illusioni che molti s'erano fatte, ci viene però spontaneo di domandarci se per avventura la manomorta laica non abbia significato in un primo tempo un passo indietro rispetto alla manomorta ecclesiastica, nel senso che i ri­sultati economici e sociali raggiunti siano stati addirittura contrari a quelli sperati dal legislatore. Secondo l'Inchiesta agraria l'avvento dello specu­latore capitalista condusse ad un impoverimento dell'agricoltura, perchè le corporazioni religiose, che non avevano bisogni cosi pressanti ed indefiniti come quelli dei proprietari privati, generalmente non cercavano di esaurire tutte le risorse che quelle terre allo stato attuale potevano dare . *) Secondo 3 Sombart si sarebbe poi avuto un peggioramento del rapporto tra proprieta­rio e contadino perchè la posizione del proprietario ecclesiastico di fronte al fittajnolo, al giornaliero, al contadino era improntata di un carattere più umanitario che non quello del possidente privato, che a nuli'altro mira che al guadagno. Lo scopo sociale della Chiesa e dei suoi organi era ideale ed alta­mente umanitario, e la realizzazione di questo scopo aveva il suo fondamento nella vasta e ricca possidenza. Gli introiti fondiarii venivano utilizzati in gran parte in elemosine ed opere di beneficenza ... utilizza/ione che sparisce completamente quando in luogo della Chiesa, il proprietario è uno speculatore qualunque che acquistò il terreno a causa del basso prezzo, ed al solo scopo di sfruttarlo per i suoi bisogni e le sue esigenze personali . s)
Ma a parte il peggioramento del rapporto tra proprietario e contadino, l'impoverimento dell'agricoltura e la perdita di quelle funzioni sociali che prima il clero bene o male esercitava, resta pur sempre che il passaggio della proprietà dei beni nelle mani dei grandi speculatori fa la conseguenza di un'er­rata liquidazione la quale, almeno in parte, poteva evitarsi, a condizione che il parlamento avesse avuto coscienza di problemi tanto gravi. Invece, se scorria­mo le centinaia di pagine delle discussioni parlamentari del '73, assai raramente troviamo delle osservazioni, degli accenni ai complessi problemi economici che la liquidazione poneva, e senza arrivare a tanto ci accorgiamo che soltanto pochi oratori accennarono, sia pur marginalmente, a un latifondo da di­struggere, ad una economia da rinnovare. Né ha importanza in quale parte dell'aula essi sedessero: di destra o di sinistra furono prevalente­mente assorbiti dalla questione delle case generalizie,3) oppure colsero l'occasione di quel dibattito per occuparsi di problemi generali di poli­tica ecclesiastica.
Concludendo diremo che nell'agro romano la liquidazione fallì, non aven­do raggiunto quegli scopi finanziari e sociali che erano suo obiettivo. Su que­sto punto tutti concordano: l'Inchiesta agraria dello Jacini, lo studio del

1) Atti della Giunta per la Inchiesta agraria, eh., voi. XI, p. 583.
2) w. SOMBART, op. citi, p. 178. V. anche ANTONIO GRAMSCI, JVbfe sul Machiavelli, sulla politica e mito flato moderno, Torino, 1949, p. 295: Il liberalismo nazionale ha distrutto in una serie di paesi la proprietà ecclesiastica, ma è stato impotente a impedire che tipi affini si riformassero e ancora pio parassitari, perchè i rappresentanti di casi non svolgevano e non svolgono neppure quelle funzioni sociali che svolgeva il clero: beneficenza, cultura popolare, assistenza pubblica, ecc. Il costo di questi servizi era certamente enorme, tuttavia essi non erano completamente passivi .
3) La questione sorse a proposito del particolare regime che volevasi creare per le case in cui abitualmente risiedevano i generali ed i procuratori generali degli ordini religiosi esi­stenti all'estero.