Rassegna storica del Risorgimento

MOVIMENTO OPERAIO ; GENOVA
anno <1957>   pagina <474>
immagine non disponibile

LA CONFEDERAZIONE OPERAIA GENOVESE E IL PROGETTO DI COSTITUZIONE DELLA PRIMA CAMERA DEL LAVORO A GENOVA
La Confederazione operaia genovese è senza dubbio tra il 1853 e il 1892 il massimo organismo operaio della Liguria. Nella lunga e battagliera esistenza essa ha impronta sempre apertamente e decisamente mazziniana, non soltanto ponendo nei postulati e nelle formule dell'esule repubblicano la soluzione del problema sociale, ma anche accettandone integralmente i principi politici e religiosi. La storia della Confederazione operaia nei primi decenni di vita ha carattere di particolare interesse in quanto attraverso di essa, nella costante fusione di motivi ed interessi politici e sociali, si ha il profilo oltremodo vario e ricco di contrasti del partito democratico genovese. Spesso infatti gli atteggiamenti e l'azione della Confederazione operaia si identificano con quelli della democrazia genovese stessa, quantunque parec­chi esponenti mazziniani si mantengano deliberatamente al di fuori della consociazione e spesso ne divergano.
La proclamata indissolubile unione di problemi politici e sociali se­condo la convinzione del Mazzini dell'assoluta priorità della necessità di solu­zione della questione nazionale porta sovente la Confederazione operaia a comportarsi come organo eminentemente politico ed a considerare in un primo tempo i problemi sociali, se non con impegno minore, certo con minore frequenza. Sino all'epoca della morte di Savi, animatore della Consociazione operaia, si nota tuttavia una posizione di notevole equilibrio: ci si professa, è vero, mazziniani, ma i motivi politici non assumono mai rilievo prepon­derante. Nell'epoca immediatamente successiva la politicizzazione si ac­centua sempre più sino a dare all'organismo il carattere di un partito poli­tico vero e proprio. Non mancano, è vero, nell'assemblea dei rappresentanti delle associazioni, voci che affermano la necessità di occuparsi esclusivamente del bene dell'operaio, senza immischiarsi nella politica (Verbali, 26 aprile 1864). Ma l'articolo I dello statuto afferma chiaramente la fedeltà della Confede­razione a tutti i principi mazziniani.
Le mozioni politiche (ad es. Verbali, 28 marzo 1865) superano larga­mente quelle di intonazione sociale; i fondi assai limitati del resto per la cronica mancanza di mezzi sono spesso impiegati in manifestazioni di carattere essenzialmente politico. Tale atteggiamento, per altro pienamente accettato dai soci, finisce col porre in secondo piano taluni problemi del la­voro, e riuscirà con gli anni dannoso alla consociazione, di cui si negherà l'utilità e l'efficenza nelle questioni economiche. Durante la guerra del 1866 si giunge a riprovare esplicitamente in assemblea un meeting dei facchini in sciopero, che non dovrebbero venir fuori con dimostrazioni che non sono a proposito (19 giugno 1866).
All'accento sul colore politico la Confederazione tiene particolarmente, nella convinzione che il benessere dell'operaio dev'essere unito, anzi dipende dal buon andamento politico (2 agosto 1870): Negli ordini del giorno deve entrare un po' di politica per tenere alto il nome della consociazione af­fermano i verbali (4 agosto 1869).