Rassegna storica del Risorgimento
MOVIMENTO OPERAIO ; GENOVA
anno
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1957
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pagina
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475
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La Confederazione operaia genovese 475
Non mancano, però, richiami sempre più frequenti alle finalità dell'organizzazione operaia. In occasione del congresso nazionale, svoltosi a Roma nel 1871, la Società calzolai pone il quesito già, ripetutamente risolto prima in senso affermativo se debbano le società operaio curare gli interessi politici , e si dà mandato ai rappresentanti, appena aperto il congresso, di proporre di procedere subito alla discussione dei quesiti attinenti la soluzione della questione sociale. Accade infatti spesso di accantonare problemi di grande importanza per gli operai per mancanza di tempo e quindi di possibilità di discussione, data l'assoluta priorità delle mozioni politiche.
L'estrema politicizzazione della Confederazione operaia genovese è determinata in parte dal fatto che aderiscono ad essa, regolarmente consociate poiché sono sufficienti a norma di statuto le finalità del mutuo soccorso, associazioni di carattere esclusivamente politico (Circoli Quadrio, Mameli, Pensiero e Azione, XXII giugno). Ma già nel 1876 nell'interpretazione dell'articolo I dello statuto si manifesta una sensibile evoluzione con l'ammissione di possibili divergenze dalle idee religiose non politiche del Mazzini. È la nota tesi di Campanella che si va affermando in molto società. Il problema religioso è cosi accantonato, o meglio risolto con la concessione delle più ampie libertà, per evitare contrasti e scissioni nella discorde democrazia -genovese. Rimane però a lungo l'impronta eminentemente politica che caratterizza il movimento operaio mazziniano: nel 1876 ancora (5 settembre) si dichiara esplicitamente che non è necessario alcun congresso democratico perchè la politica si fa già nella Confederazione che tende ad identificarsi ambiziosamente col partito radicale: La Confederazione da 25 anni si occupa essenzialmente di politica sta scritto a verbale. H partito mazziniano a Genova è rigorosamente intransigente e non scende a compromessi: per questo la consociazione si schiera decisamente contro il Fascio della Democrazia, a cui pure hanno aderito Saffi e Campanella.
Ma dall'80 in poi in modo particolare, per una quantità di motivi di diverso carattere, si sente la necessità di mutare gradualmente indirizzo, di rinnovarsi o rassegnarsi a scomparire. Il cauto tentativo di rinnovamento si dimostrerà però tardivo per il sorgere di nuove forze operaie al di fuori o in contrasto con la Confederazione, e con atteggiamenti più radicali. Ci si rende comunque conto sempre più che il massimo organismo operaio genovese, antico e glorioso, così come è costituito ed opera è strumento di efficace azione politica, ma non può per motivi diversi raggiungere molti risultati concreti in campo sociale. I postulati mazziniani, affermati ripetutamente in teoria, incontrano generalmente gravi ostacoli nei tentativi di pratica attuazione. Innanzi tutto grava sulla Confederazione la mancanza di mezzi. Le esigue quote di associazione, versate non senza sacrificio da operai spesso in arretrato nei pagamenti, Vengono impiegate più spesso in commemorazioni che non in concrete iniziative sociali. Per la cronica povertà si giunge in talune società (Operaia genovese) a diminuire od a sospendere la quota giornaliera assistenziale ai malati ed agli invalidi. La Mutua inabili al lavoro sfugge al controllo della Confederazione. I magazzini cooperativi costituiti a Genova hanno un bilancio deficitario, in parte per la concessione di crediti agli acquirenti, in parte per l'assenteismo e la scarsa coscienza e preparazione degli associati. Anche se non mancano cooperative di lavoro efficienti, come quella dei falegnami, la situazione non lascia complessiva-