Rassegna storica del Risorgimento

MOVIMENTO OPERAIO ; GENOVA
anno <1957>   pagina <477>
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La Confederazione operaia genovese 477
delle idee di Mazzini (4 agosto 1885), e denuncia chiaramente il difetto cro­nico che determina una vita tisica ed un'apatia sovrana: Le nostre as­semblee sono la negazione delle assemblee... di questioni economiche e di interessi cittadini si rifugge quasi dal parlarne . Senza dubbio una parte troppo preponderante hanno argomenti che il rappresentante Poli denuncia come ciarle (20 febbraio 1886).
Indubbiamente negli ultimi anni vi è una certa rilassatezza nel compiere qualcosa di veramente utile per sollevare le condizioni economiche delle classi operaie, per la verità assai precarie per gli insuccessi degli scioperi sempre più frequenti. Di fronte alla maggioranza che non sa o non vuole provvedere con un dannoso attaccamento a retorici schemi tradizionali, il rappresen­tante Caputo denuncia con franchezza (7 febbraio 1888) la gravità della si­tuazione. La Confederazione egli dice una volta si teneva sulla via pretta dei principi e ne aveva ben donde: allora vi era l'Italia da unire ed era necessario non transigere dai principi politici; ma ora il tempo è mutato, l'Italia in parte è unita, ma all'operaio manca il pane. Bisogna provvedere alla sua sorte economica, perciò bisogna transigere un poco dai princìpi, e invece di politica occuparsi un po' più. di questione sociale, cioè degli inte­ressi economici e dei diritti degli operai . E il rappresentante Virando ag­giunge in tono accorato che se ciò la Confederazione non facesse sarebbe con­traria persino al suo nome, e non riuscirebbe ad evitare l'isolamento.
Queste considerazioni realistiche sono motivate dal risultato comples­sivamente discutibile dell'opera della consociazione: sterili manifestazioni. rigido mazzinianesimo senza compromessi, astensionismo politico, scarsa pos­sibilità di successo nelle questioni del lavoro. Nell'anno successivo la situa­zione va gradualmente peggiorando. H rappresentante Anselmi si meravi­glia come il consolato trovi denari per concorrere ad un monumento, mentre un istante prima ha detto che le finanze non hanno permesso di aiutare gli operai in sciopero. In realtà, l'atteggiamento del consolato, spesso troppo canto e timoroso di fronte ai problemi più gravi, dà adito a critiche da parte degli elementi più radicali. C'è una certa preoccupazione di prendere atteg­giamenti che attirino la reazione della forza pubblica e comunque accomu­nino mazziniani ed anarchici.
La Confederazione è naturalmente solidale con ogni rivendicazione ope­raia, ma spesso rivela non poche incertezze Bulla condotta da seguire, non amando troppo ergersi in difesa di cause che sembrano perdute in partenza. Ciò si spiega, poiché fanno parte del consolato anche elementi borghesi, illu­minati e comprensivi fin che si vuole dei problemi del lavoro, ma sempre propensi alia cautela ed alle soluzioni pacifiche. I delegati ai congressi sono spesso professionisti o soci onorari, anche se non mancano elementi operai che per la loro posizione si avvicinano sotto molti aspetti al socialismo.
Con l'intensificarsi degli scioperi il problema delle agitazioni viene am­piamente discusso nell'assemblea dei rappresentanti e le opinioni si rivelano discordi. Ci si chiede fino a qual punto la Confederazione appoggi e sostenga la lotta e la resistenza. Il socio Anselmi, che ha spesso atteggiamenti socia-Iistcggianti, sostiene che una volta abortito il componimento subentra lo sciopero che ad ogni costo si deve sostenere . La sua tesi non è sostanzial­mente negata, ma si riafferma che non è bene dire apertamente che la Confederazione appoggia gli scioperi.