Rassegna storica del Risorgimento

MOVIMENTO OPERAIO ; GENOVA
anno <1957>   pagina <478>
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Bianca Montale
Con il rifiuto di solennizzare pubblicamente la festa del I maggio quantunque ci si dichiari non sordi alla grande manifestazione mondiale la Confederazione viene accusata più o meno fondatamente di immobi­lismo e di assenteismo di fronte ai problemi del lavoro. Essa non sembra tut­tavia trovare nuove energie per adeguarsi alle nuove esigenze e sopravvivere Richiami ammonitori in questo senso non hanno sino al 1890 alcun risultato.
Finalmente nel marzo 1891 si ha un significativo risveglio. Qualcuno afferma in assemblea che il regolamento organico va modificato, portato all'altezza dei tempi moderni, per abbracciare i sentimenti e le aspirazioni degli operai onde questi ne sentano i benefici effetti , e si ammette impli­citamente che esso non è adeguato alla situazione che si è venata creando in campo sociale.
In questo periodo le agitazioni si intensificano. La Confederazione, ren­dendosi conto della necessità di trovare i mezzi per fronteggiare gli avveni­menti, agita pubblicamente per prima a Genova la questione delle Borse di Lavoro, e successivamente della Camera del Lavoro. Tentando di promuo­vere queste iniziative essa mira a riprendere, sia pure su piano diverso, quel controllo della classe operaia che va sempre più. sottraendosi alla sua influenza.
H problema della Borsa di Lavoro viene affrontato dall'aw. Pietro Lau­ra. Egli la definisce istituzione eminentemente operaia da cui procedono i sindacati per regolare i rapporti tra capitale e lavoro . Sui fini della nuova istituzione molti manifestano opinioni divergenti. In realtà la Borsa di La­voro, da taluni in un primo tempo confusa o identificata con la Camera del Lavoro, rappresenta rispetto a quest'ultima soltanto un primo passo, un'ap­plicazione parziale. La Borsa è dunque cosi la intende il relatore del pro­getto di costituzione un ufficio di collocamento, di domanda e di offerta di lavoro; ed anche una specie di ufficio statistico che offra un quadro gene­rale delle disponibilità, dei prezzi e della durata del lavoro. Ci si dovrebbe orientare sulla Borsa già in efficienza a Parigi, istituita dal locale municipio. Dopo una breve rassegna dei progetti di Borsa di Lavoro dal 1846 in poi, abortiti in Francia ed in Austria e finalmente attuati di recente nella Francia stessa, l'aw. Laura auspica la costituzione della provvida istituzione anche a Genova, con la finalità immediata del regolamento di domanda ed offerta della mano d'opera, ma suscettibile di sviluppo in senso più lato, fino a for­mare successivamente una Camera del Lavoro, che è comunque qualcosa di distinto e diverso.
Il concetto di Borsa di Lavoro, sostenuto dalla Confederazione, non rap­presenta di per sé nulla di troppo ardito, perchè ha finalità limitate e dovreb­be comunque essere legato ad una sovvenzione municipale che porrebbe nuo­vi limiti. Esso rimane, tuttavia, nel limbo delle iniziative non attuate.
Verso la fine del 1891 più sensibile è l'evoluzione della Confederazione. Si vuole allontanare dalla sede sociale il Circolo << Pensiero e Azione per­chè conferirebbe colore politico all'organismo operaio. Il console Vernazza afferma per la prima volta: La Confederazione per la sua indole e pel suo istituto deve occuparsi principalmente, anzi esclusivamente di lavori econo­mici interessanti la classe operaia . Il grande passo è finalmente compiuto : sono occorsi, perà, quasi quaran l'anni e sarà ormai troppo tardi.
Con l'intensificarsi degli scioperi e la costituzione di leghe di resistenza, un'ondata di spirito classista penetra anche nella Confederazione, dove si