Rassegna storica del Risorgimento
MOVIMENTO OPERAIO ; GENOVA
anno
<
1957
>
pagina
<
480
>
480
Bianca Montale
polizzatori del capitale, come le Camere di Commercio, o infeudati alle elassi dominanti, come il Comune. Questi sono i limiti delle prime Camere del Lavoro, alla coi costituzione si procede con idee non sempre molto chiare sulle effettive conseguenze della nuova iniziativa. La Camera dovrebbe valersi degli elementi che danno vita alle esistenti associazioni operaie, che accantonerebbero ogni divergenza di carattere politico o religioso. Dal sorgere di una Camera del Lavoro a Genova, come altrove, possono nascere diverse conseguenze. L'efficienza del nuovo ente annullerebbe totalmente l'importanza della Confederazione operaia, poiché, anche ammessa la sopravvivenza del consolato, non sarebbe concepibile la contemporanea esistenza di due istituti senza nuocere, anziché giovare, alla compagine dell'ordinamento operaio. E potrebbe verificarsi il fenomeno registratosi a Milano, con lo scioglimento del consolato operaio milanese per dar luogo ad un organismo vincolato a sovventori e quindi non libero. Oppure qualche corrente politico-sindacale assumerebbe la guida della nuova Camera, che verrebbe con ciò a non essere conforme agli enunciati programmatici dello statuto.
Attraverso i verbali dell'assemblea dei rappresentanti non sembra che sia stato posto questo dilemma: è chiaro comunque che la mazziniana Confederazione operaia, pur dichiarando esplicitamente che la politica va in questo settore accantonata, spera col farsi promotrice dell'iniziativa di attrarre a sé gli operai ancora in massima parte fluttuanti. Si forma con questa finalità una commissione per la costituzione della Camera del Lavoro presieduta dall'aw. Laura, di cui fanno parte Giuseppe Anselmi, segretario, l'aw. Et" tore Passadoro, Gaetano Traxino, Luigi Figallo, Luigi Case-rati, Stefano Ge-nevrottOa G. B. Costaguta, G. B. Serra, Angelo Trabucco. Come parte introduttiva al progetto di statuto del nuovo ente, un breve excursus spiega come si è addivenuti alla deliberazione di istituire la Camera del Lavoro. La più grave ed importante delle questioni operaie è stata sollevata dalle condizioni particolarmente difficili dei lavoratori e dall'esempio di Milano, Torino, Brescia e Piacenza dove il Comune sollecitato dal movimento operaio ha cooperato con aiuti morali e materiali al sorgere della nuova istituzione. Dal 1891 sì sono studiati i mezzi per tradurre in atto l'iniziativa anche a Genova. In realtà il progetto Laura sulla Borsa di Lavoro confondeva inizialmente Camera e Borsa che sono invece sotto molti aspetti diverse. Più tardi si è pensato ad una Camera del Lavoro vera e propria.
Per questo si sono convocati rappresentanti di associazioni cittadine confederate e no, e vi è stato concorso unanime anche da parte di elementi estranei alla Confederazione. Un primo progetto è risultato inadeguato alle esigenze di un organismo autorevole ed efficiente, perchè non si è tenuto conto delle necessità regionali, ma solamente di quelle locali. A questo punto l'iniziativa stava per essere sottratta alla Confederazione da un attivo comitato costituito fuori della Confederazione da intelligenti e volenterosi operai che per conto proprio lavorano con la medesima finalità. I nomi di costoro non risultano nei verbali: sembra tuttavia si tratti di elementi socia-listeggianti che tentano di prevenire ed annullare l'opera della Confederazione, Tre membri di questo secondo comitato sono stati aggregati a quello già costituito, e si è svolto un lavoro concorde, studiando statuti e statistiche, e soprattutto la realtà della situazione in Liguria.