Rassegna storica del Risorgimento

DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; LEGA DOGANALE
anno <1957>   pagina <483>
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CONSENSI E CONTRASTI PER L'ADESIONE DEL
REGNO DELLE DUE SICILIE AL PROGRAMMA DI
UNIONE DOGANALE ITALIANA
In sallo scorcio del 1847, allorché il programma per l'anione doganale tra gli Stati italiani sembra avviarsi decisamente verso una favorevole con­clusione, lo Zollverein annovera di già al suo attivo un trentennio di felici esperienze. L) In Francia se ne è studiato con cura meticolosa lo svolgimento pratico e si è concluso che anche l'Italia potrebbe trarre grandi vantaggi dal­la instaurazione di mi sistema doganale di tale natura. 2 In Inghilterra, fra l'altro, Lord Palmerston ha dato incarico ufficiale a Giovanni Bowling, l'acuto studioso dei problemi economici europei che visitò anche l'Italia, di riferire intorno all'andamento dell'unione doganale tedesca.3)
Furono appunto le critiche mosse dal Bowring al sistema dei gravami imposti dallo Zollverein sull'importazione delle manifatture straniere nei confi­ni dell'unione, a suscitare la reazione unanime e vivacissima di tutta la stampa tedesca e, in particolare, dell'autorevole Gazzetta Universale di Augusta, che, in una lunga serie di articoli, tra il 1840 e il 1841, riepilogava, senza alcun velo, le reali intenzioni, le prospettive e le speranze con cui la nazione an­dava accompagnando il continuo sviluppo dell'unione commerciale;
Prima della lega doganale, non esisteva alcun sistema di commercio nazionale tedesco, ma ogni piccolo Stato aveva le proprie dogane e ogni restrizione del commercio diveniva monopolio, perchè nei limiti ristretti della concorrenza interna non era possibile emulare quella esterna e univer­sale. Allora gli Stati germanici ricorsero ai principi dell'assoluta libertà di commercio contro i provvedimenti restrittivi dei forestieri, come le nazioni deboli fanno appello al diritto pubblico contro la prepotenza dei forti e ne ricavarono in pubblico lodi di buona fede e in segreto beffe. Ma la lega doganale ci ha uniti in nazione nell'interesse industriale e commerciale e così cominciammo a pensare come nazione. E crediamo che il sistema cosmo­politico di una assoluta libertà di commercio sarebbe di ottimo effetto se fòsse praticato da tutti i popoli !
Anche in Italia le classi medie, le classi produttrici, si erano illuse, du­rante tutta la prima metà del secolo XIX. di poter ricucire lo stivale e supe­rare le divisioni e le diffidenze gelose tra i vari Stati mediante sagge e ben calcolate tariffe, o dazi unici e uniformi, o unioni doganali a imitazione della lega germanica o, almeno, leghe parziali del tipo di quella che il Durando suggeriva, nel 1846, ai sovrani del Piemonte e di Napoli. Persino un austriaco, il barone de Kiibeck, presidente della Camera delle finanze del Governo di
i) fi movimento unionisfcico ebbe inizio in Germania com'è noto nel 1818, tra gli Stati dell* Assia-Darmstadt, della Prussia, della Baviera e del Wurtcmherg e andò poi cBten-dendoai a poco a poro di pari passo con le mire prussiane per il primato germanico. Nel 1846, ventotto anni più. tardi, l'unione doganale tedesca racchiudeva nei suoi confini la Germania centrale e quella meridionale e cioè 72.000 km2 di territorio e 29 milioni di consumatori.
3) Si veda, fra gli altri, DE LA NOUBAIS et BEKÈS, Uassociation dea douoiws allemande*, Paris. 1841.
8) J. BowRfKG, Report art the Gartnatt Commercial Union, London, 1840*