Rassegna storica del Risorgimento
DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; LEGA DOGANALE
anno
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1957
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pagina
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485
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// Regno delle Due Sicilie e l'unione doganale 485
e dei principi italiani all'unione doganale e divulgare, tra le file del ceto medio e del popolo minuto, i problemi inerenti al libero scambio tra i diversi Stati della penisola e, in particolare, alle relazioni commerciali tra Napoli e la Sicilia. ')
Gli è che anche nel Mezzogiorno della penisola da oltre un trentennio, cioè dall'epoca della Restaurazione, si è andata svolgendo quell'accorata propaganda di cui le radici affondavano nel pensiero degli economisti italiani del secolo XVIIIa) per la resurrezione economica dell'Italia attraverso la libertà del commercio tra l'uno e l'altro capo della penisola, per la formazione di un grande mercato nazionale. Se l'Italia stenta a divenire un grande paese industriale e a portarsi al livello delle nazioni europee più progredite, se, tra il 1839 e il 1847, le costruzioni ferroviarie procedono nella penisola con grave lentezza, determinando un dannoso ritardo negli altri campi della vita economica, se infiniti impedimenti si frappongono allo sviluppo delle arti, delle lettere, al pieno svolgimento delle attività economiche, e gelose diffidenze nascono tra le diverse popolazioni, tutto ciò lamentano anche i riformatori meridionali è la desolante conseguenza del divieto di liberi traffici e di libere comunicazioni tra i vari Stati; che la libertà economica ha esclamato il Palmieri agirebbe come una fornace. 3)
In verità, la partecipazione della borghesia mercantile vera e propria a questo processo di revisione è piuttosto scarsa nel Mezzogiorno d'Italia, cosi come accade, del resto, nella maggior parte degli altri Stati della penisola. esiguo, per esempio, il numero dei banchieri, dei negozianti e dei mercanti quelli che il Brofferio denominava assenteisti e uomini di metallo, capaci di applaudire qualunque governo che assicuri la txanquillità dei loro traffici e delle loro speculazioni impegnati a contrastare il predominio delle inverosimili dogane e degl'impedimenti frapposti, tra Stato e Stato, allo sviluppo del libero commercio, delle industrie, delle arti e delle lettere; è modesta, del pari, la schiera degli agricoltori e degli industriali avidi di leggi e di monete uniformi, di unità d'azione nel campo economico, della costruzione di grandi strade e dell'apertura di un vasto mercato al commercio interno e internazionale. *) Ciò accade non soltanto a causa di quella generale fiacchezza, che intorpidisce le membra dell'organismo economico italiano e determina, particolarmente nelle provincie meridionali, il mantenimento del predominio dell'agricoltura, e dei relativi problemi e interessi particolaristici, sull'industria e sul commercio. Accade, anche, e con una intensità di certo non trascurabile, per il deliberato assenteismo di cui la borghesia meridionale, dedita all'agricoltura, allo industrie, al commercio e alle speculazioni mercantili in genere, diviene facile preda in vista della formazione di un ampio mercato
J) R. CIASCA, L'origine del programma por l'opinione nazionale italiana del 1847-48, Milano, Koma, Napoli, 1916, p. 26.
2) C. BAINONE, Tendenze e ricerche degli scrittori italiani di economia pubblica -netta seconda metà del secolo XP III, in Studi economici, Napoli, a. Vili (1953), n. 1, p. 43: * sg. e n. 2, p. 131 e sg.
8) N. PAIMVERI, Saggio sulle càute ed i rimedi delle angustio attuali dell'economìa agraria di Sicilia, Palermo, 1826, p. 188.
*) B. TBEHEELONI, Storia dell'industria italiana contemporanea dalla fine del Settecento olP Unità italiana, Torino, 1947, p. 158 e eg.