Rassegna storica del Risorgimento
DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; LEGA DOGANALE
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1957
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Corrado Retinone
nazionale, dove beli difficilmente essa sarà in grado di battere la concorrenza delle classi produttrici dell'Italia centro-settentrionale, assai più agguerrite in tutti i campi della vita economica e ansiose di conquistare nuovi, facili sbocchi per i loro prodotti.
Su onesta grave, preoccupante forma di disinteresse e quasi di ostilità, che modera, forse non a torto, le aspirazioni unitarie di larghi strati del ceto medio nel Mezzogiorno della penisola, torneremo nelle conclusioni a queste brevi note. Conviene, al contrario, rammentare subito che anche al di qua del Garigliano, come nel resto dMtalia, la reazione della borghesia liberale alle mostruose dogane e alle vessazioni protezionistiche, che comprimono il libero sviluppo dell'economia italiana, è capeggiata dalla classe degl'intellettuali. Tralasciamo qui, com'è ovvio, di soffermarci sul pensiero dei pubblicisti politici per illustrare, invece, quanto più ampiamente ci è consentito, l'azione vasta, continua e salutare svolta dagli scrittori di questioni economiche.
Questo è, per buona ventura, uno dei pochi argomenti intorno ai quali gli studiosi meridionali di questioni economiche mostrano identità di vedute e modernità di pensiero e di dottrina, specialmente dopo il 1840. Per il resto, infatti, mentre molti di essi continuano a rimanere preda di quell'eclettismo, al quale gran parte dei riformatori italiani del secolo XVIII avevano ispirato la loro attività scientifica; mentre taluni indugiano ancora nell'elogio del protezionismo industriale, concepito come un mezzo di difesa dell'agricoltura produttrice di fibre tessili e di derrate alimentari, soltanto pochi, fra cui il casertano Francesco Fuoco e i siciliani Francesco Ferrara e Giovanni Bruno, riescono a parlare il linguaggio degli economisti francesi e inglesi dell'epoca.1 )
La vasta pubblicistica, con cui gli studiosi meridionali di questioni economiche invocano per il risorgimento d'Italia l'uniformità dei pesi, delle misure e delle monete, la costruzione di lunghe arterie di strade, di canali e di ferrovie, la libertà di commercio e l'unità doganale, è bene agguerrita e suadente, non meno di quella dei contemporanei riformatori delle altre regioni della penisola. Dal Di Gese, che scriveva nel 1820, a Francesco Fuoco, al Cantalupo, al Sanfilippo, al Tortora, e poi via via a Matteo De Augustinis, al Balsamo, al Durini, al Busacca, a Pietro Lanza principe di Scordia, al Malvica, al Ferrara, al Bianchini, al Bruno, tutti invocano con il De Samuele Caguazzi la piena libertà di concorrenza,2) o con Nicola Palmieri lamentano che gl'immensi tesori, che il Mezzogiorno d'Italia possiede, vadano dispersi a causa dei mostruosi vincoli frapposti allo sviluppo del Ubero commercio ! ) Il problema della libertà degli scambi tra regione e regione, tra Stato e Stato, dell'allargamento dei mercati sino alla formazione di un sistema di dogane comune a tutta l'Italia, è dibattuto ampiamente anche in seno alle Accademie e alle Società economiche. Per giunta, taluni illustri riformatori Enterico Amari, Vito d'Ondes Reggio, Ludovico Bianchini, lo Scolari e altri recano il largo contributo del pensiero meridionale a simili investigazioni in quei Congressi scientifici, che a cominciare dal 1839 avvicinano di tanto in tanto
1) V. in proponilo G. DE RGGCIERO. 7/ pensiero politico meridional nei secoli XVIII e XIX, Bari, 19é6, p. 220 sg. e 249 e ag., o V* T. FOBNAUI, Delle teorie economiche n*U* Provincie napoletane, Milano, 1888, p. 707 e sg.
2) L. DE SAMUELE CAGNAZZI, Analisi dell'economia, Napoli, 1820.
3) N. PALMIERI, op. cit., p. 201.