Rassegna storica del Risorgimento
DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; LEGA DOGANALE
anno
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1957
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Corrado Rainone
neggiasse gl'interessi dei suoi popoli, o quelli della sua finanza ; eppure tutta la storia antica e recente dell*umanità porge un'incontestabile prova del fatto che le gelosie doganali dei piccoli Stati arrestano i progressi della ricchezza, come le gelosie municipali ne distruggono la potenza , mentre la libertà di commercio sviluppa alacremente l'industria e favorisce il progresso e la civiltà delle nazioni ! Che cosa accade, per esempio, in conseguenza della mostruosa barriera doganale innalzata tra il Napoletano e la Sicilia ? Che non è possibile trasferire le merci sdoganate in uno dei due paesi nell'altro senza un maggior aggravio del loro prezzo; dal che deriva una forzata diminuzione del pubblico consumo e Quindi della domanda e, in definitiva, un rallentamento di tutta la produzione. Così, le merci straniere sbarcate in uno qualsiasi dei numerosi e un tempo floridi porti italiani, ad eccezione di quelli di Gè-nova e di Livorno, dove esistono dei provvidi depositi franchi, non possono circolare liberamente tra le Alpi e la Sicilia, a meno che non si voglia aggravare il loro prezzo col maggior onere dei dazi imposti da ciascuno degli Stati della penisola. E che dire esclamava ancora Giovanni Bruno delle sciocche preoccupazioni di cui sono preda tutti i Governi italiani, in primo luogo quello borbonico, per il timore della decurtazione di cui soffrirebbe il gettito delle dogane in seguito alla completa liberalizzazione degli scambi nazionali ? In tal caso, anzi, gli scambi commerciali entro i confini d'Italia avverrebbero a prezzi molto più vantaggiosi e la differenza del potere d'acquisto sarebbe utilizzata, sia all'interno che all'estero, per altre transazioni e speculazioni che si potrebbero colpire con moderati gravami. Nel campo delle importazioni, in particolare, l'uniformità e la moderazione delle tariffe doganali procurerebbero un incremento del consumo interno e, in conseguenza, un maggior guadagno per l'amministrazione finanziaria. Se ciò non bastasse, poi, bisognerebbe por mente agli altri immensi vantaggi che deriverebbero agli Stati italiani dalla loro unione in una lega doganale: l'unità dei pesi e quella metrica, che fu per la Francia uno dei benfatti i più segnalati della rivoluzione , la libertà del lavoro e della produzione nei confini di un vasto mercato nazionale, la costruzione di grandi opere pubbliche, la più vigorosa partecipazione al commercio internazionale e, quel che più conta, la possibilità di prepararsi alla bella federazione politica italiana . Infatti, se le barriere doganali si rivelano mostruose tra Stati di origine diversa, tanto più esse lo sono tra paesi che hanno linguaggio, intelligenza, costumi, caratteri, tendenze presso che somiglianti, tra popoli insomma di cui la mano di Dio voleva formare una sola famiglia !
Purtroppo, è assai meno calorosa l'accoglienza riservata dal Governo di Ferdinando II di Borbone alla convenzione romano-sardo-toscana, sottoscritta in Torino il 23 novembre del 1847; e ciò ad onta delle continue pressioni esercitate dai diplomatici di quelle potenze italiane, accreditati presso la corte napoletana, e in particolare del nunzio pontificio. *) Fra l'altro, chi voglia indugiare nell'esame dei numeri del Giornale del Regno delle Due Sicilie ?-=i il giornale ufficiale del Governo tra lo scorcio del 1847 e i primi mesi dell'anno seguente, resterà sorpreso dal fatto che del programma per l'unione doganale italiana, formulato nella capitale piemontese, si parla soltanto il 25 gennaio del 1848 e con parole non consolanti, riferendo un editoriale della
3) N. BuNcnr, op. eit., p. 136 e flg.