Rassegna storica del Risorgimento

DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; LEGA DOGANALE
anno <1957>   pagina <491>
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Il Regno delle Due Sicilie e Vanume doganale 491
Gazzetta di Roma, " o, qualche giorno più tardi, a proposito di un articolò dedicato dalla Bilancia all'unità d'Italia e nel quale al Regno di Napoli viene assegnato un ruolo di primo piano. 2) Eppure intere pagine del quotidiano sono riservate dai suoi retrivi compilatori allo studio dei caratteri assiri, della grippe o influenza, dei mustacchi, della, scuola musicale napoletana, del cloroformio, da poco sostituito all'etere, e cosi via, nel mentre un posto di primo piano vi occupano costantemente le continue allocuzioni delle su­preme gerarchie della Chiesa cattolica contro i nemici della verità o i. mostruosi errori d'ogni genere e le lunghe e più gravi calamità che afflig­gono il cattolicesimo in qualche paese d'Europa ! Gli è che il Governo napo­letano dissente fin d'ora su tutte le fondamentali questioni che sarebbero da risolvere allo scopo' di realizzare in concreto l'auspicata unione tra gli Stati italiani. Questi Stati esso considera del tutto estranei e li classifica solitamente tra i paesi forestieri. La corte di Napoli chiede, persino, che la bandiera na­zionale abbia sovrapposta una croce sui tre colori e di tale desiderio si fa eco il ricordato giornale ufficiale. Insomma, di già è lecito intravedere quella congerie di timori, di diffidenze e di gelosie, che spingeranno al naufragio anche i tentativi per una lega politica italiana promossi per la prima volta con serietà di intenti dal Granduca di Toscana nel febbraio del 1848 !
Or bene, quali sono i motivi che spingono il Governo napoletano a mante­nere un atteggiamento a tal segno ostile, di certo ancor più avverso di quello assunto dal Governo pontificio, in un'epoca così densa di promesse per la causa italiana ? Da quali contingenze particolari, da quali forze sociali esso trae l'energia necessaria per opporsi vittoriosamente alle aspirazioni unitarie delle classi medie della penisola, che sarebbero paghe, almeno per ora, di veder ricomposte alfine le membra della Patria per mezzo di grandi opere pubbliche, strade, canali, ferrovie, del libero scambio delle merci, della mano d'opera e delle intelligenze dalle Alpi alla Sicilia ?
Innanzi tutto l'ostilità subito manifestata dall'Austria, come era pre­vedibile, contro il ricordato programma per l'unione doganale, le violente pressioni da essa esercitate sul Duca di Modena e di Parma e sul Re di Na­poli al punto di meritare il biasimo del gabinetto britannico, 3) l'alleanza mi­litare conclusa a Vienna, nel dicembre del 1847, con i Governi modenese e parmense, nella quale viene sancito, fra l'altro, che i due Stati italiani non possono stringere alcun legame con altre potenze senza aver prima ottenuto il consenso dell'Imperatore 4) e, infine, l'avere stretto ancor più tenacemente i vincoli di soggezione economica all'Impero del Lombardo-Veneto, per cui veniva a mancare, da parte di quelle floride e popolose regioni, qualsiasi pra­tica possibilità di aderire alla progettata lega.a-' Sta di fatto che il Governo di Napoli, dopo una breve parentesi di cattive relazioni protrattasi dal 1840 al 1845, durante la quale aveva preferito accostarsi al Governo di Luigi Fi­lippo in grazia dell'appoggio ricevutone per la definizione della vertenza con
X) Giornale del Regno deìlo Dite Sicilie, Napoli, 25 gennaio 1848, n. 18, p. 71.
2) Ivi, Napoli, 11 {febbraio 1848, n. 32, pp. 127-128.
3) R. ClASCA, L'origine del programmo efe, pp. 42-43.
4) S. GEMMA, Storia dei trattati e degli atti diplomatici europei dal Congresso di Vienna (1815) ai giorni nostri, Firenze, 1940, p. 153.
5) G. LUZZATTO, Storia economica dell'eia moderna e contemporanea. Parto seconda: L'età contemporanea dal 1700 al 1094, Padova, 1948, p. 320,