Rassegna storica del Risorgimento

DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; LEGA DOGANALE
anno <1957>   pagina <492>
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Corrado Rainone
l'Inghilterra a proposito dello sfruttamento delle miniere siciliane di zolfo, eia tornato a gravitare decisamente nell'orbita della politica metternichiana, e aveva concluso, anzi, nel 1846, una convenzione con il Governo di Vienna per la reciproca estradizione degli autori e dei complici di alcuni reati. *) In secondo luogo il gravissimo e antico dissidio, che contrappone al Mezzogiorno della penisola la Sicilia, tutta protesa nello sforzo di liberarsi, una buona volta, dalla soggezione economica, alla quale il Regno di Napoli la costringeva, dis­sidio ohe raggiunge il suo culmine proprio in questo periodo, assorbendo gran parte delle cure del Governo e della diplomazia borbonica. Di ciò ben s'avve­dono i riformatori di ogni parte d'Italia, i quali, come il Gioberti, non tra­lasciano occasione veruna per incitare Napoletani e Siciliani a comporre le loro particolari vertenze nel supremo interesse della nazione. z) Ma i patrioti siciliani dichiarano con tutta franchezza che non potranno prendere in esame la progettata unione italiana, sia essa nel campo economico o in quello poli­tico, fino a quando non avranno infranto le pesanti catene della loro servitù. ') Comunque, nelle proposte per la pace fatte pervenire dal Governo borbonico, per il tramite di Lord Minto e degli altri membri della legazione britannica, essi includono quella che la Sicilia abbia un posto a sé e del tutto indipen­dente nella costituenda lega tra gli Stati d'Italia. *ì come del resto aveva sug­gerito il Vieusseux nei suoi Frammenti sull'Italia nel 1822 e progetto di una Confederazione composti in quell'anno, ma resi di pubblica ragione a Firenze solo nel 1848. Infine, tra i fattori, che nel campo più strettamente politico contribuiscono a far naufragare, tra lo scorcio del 1847 e la prima metà del­l'anno seguente, tutti i piani di leghe doganali, di alleanze militari e di unio­ni nazionali, c'è l'antagonismo che contrappone l'uno all'altro i due più in­fluenti principati italiani, il Piemonte e H Regno di Napoli. Il contrasto d'in­teressi sabaudoborbonico era emerso, sul piano nazionale e europeo, fin dalla prima metà del secolo XVIII, all'epoca della guerra di successione polacca (1733-1738), e venne già allora sfruttato dall'Austria per salvaguardare i propri interessi egemonici sulla penisola. 5) In seguito era stato alimentato, a poco a poco, dalle numerose e talora convincenti proposte che designa­vano nel Regno di Napoli la forza più adeguata per coronare i voti unitari del popolo italiano, specialmente al tempo dell'avventura militare di Gioac­chino Marat, salutato sempre dalle popolazioni del Mezzogiorno, egli e i suoi discendenti, come la sola dinastia nazionale sopra di cui occorreva far Con­vergere le aspirazioni di unità e di indipendenza.
Or bene, che l'ostilità tra Napoli e Piemonte sia uno dei più gravi osta­coli da superare nel tentativo di affratellare in una lega, transitoria o per­manente, i principati della penisola 7) è stato ben compreso dai liberali ita­liani di qualsiasi corrente politica. Il Balbo, per esempio, nelle sue ricerche
1) Collezione delle faggi del Regno delle Due Sicilie, Napoli, anno 1846, n. 10137, p. 189.
2) Lettera di Vincenzo Gioberti a Giuseppe Massa, in TX Lucifero ocC; decade II, Na­poli, 10 marzo 1848, n. 11, p. 42.
S) n Cittadino, anno I, Palermo, 3 febbraio 1848, n. 6, p. 22. *) Il Lucifero ecc., decade II, Napoli, 17 marzo 1848, n. 13, p. 52. s) E. ROTA, Le origini del Risorgimento (1700-1800), Milano, 1938, voi. I, p. 183 e g. <>) B. CROCE, Storia del Regno di Napoli, Bari, 1944, pp. 248-249. 7) Si pensi, tra l'altro, all'offerta della corona della Trinacela Catta dagli isolani ribelli a Ferdinando di Savoia duca di Genova, fratello di Vittorio Emanuele II, nel luglio del 1848.