Rassegna storica del Risorgimento
DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; LEGA DOGANALE
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1957
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494
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Corrado Retinone
Sono, adunque, in primo luogo, delle preoccupazioni di carattere politico quelle che ossessionano il Governo e le classi dirigenti del Mezzogiorno d'Italia e impediscono ad essi di concepire e di sviluppare una politica risolutamente italiana, la quale imporrebbe da un lato un netto distacco dall'Austria e richiederebbe, anche, la rinunzia a talune prerogative sovrane. Ma accanto ad esse è da porre la lunga, quasi infinita serie di errori, per cui l'esautorata amministrazione borbonica lascia illanguidire nell'abbandono e nell'isolamento terreni fertili e popolazioni industriose, manifatture in via di sviluppo e traffici un tempo assai fiorenti, opprimendo in tal modo il libero rigoglio della vita economica e sociale del paese.
L'intralcio più grave alle aspirazioni nutrite dalla borghesia meridionale per un mercato più ampio, o addirittura italiano, deriva, senza alcun dubbio, dalla politica doganale, cui il governo intende rimanere tenacemente aggrappato e che elimina, quindi, qualsiasi effettiva possibilità di partecipazione al programma per l'unione economica nazionale. Sono ben noti gli episodi della guerra daziaria, mossa durante la prima metà dell'Ottocento, ai principali Stati italiani e europei, la meschinità e gli errori infiniti commessi con l'intento a volte di stimolare la nascita di nuove industrie, richiamando capitali e imprenditori stranieri con la lusinga delle protezioni, a volte di difendere l'agricoltura produttrice di fibre tessili e di derrate alimentari, a volte, infine, di favorire la navigazione nazionale. Ricorderemo, a mo' d'esempio, il grave dissidio con la Gran Bretagna, protrattosi dal 1824 al 1845, a causa del dazio differenziale imposto sull'esportazione degli olì meridionali con bandiera estera. Nel marzo del 1847, indugiando nell'esame della benefica influenza che la nuova politica commerciale inglese era destinata ad esercitare sul mondo economico e sull'Italia in particolare, il Cavour scriveva:
Pochi fatti economici dimostrano meglio l'assurdità e l'inefficacia del sistema ultra protettore quanto quelli relativi alla esportazione degli olii dal Regno di Napoli. Per favorire la navigazione nazionale vi si mantenne per oltre vent'anni una sovratassa gravissima sopra la principale derrata d'esportazione, imponendo pertanto un pesante sacrificio all'agricoltura. Ma questi favori lungi dell'approfittare alla marineria nazionale, le tornarono dannosi, provocando a suo danno misure fiscali severe nei paesi coi quali erano soliti commerciare* Così che i pesi imposti alla agricoltura furono inutili allo Stato ed alla industria stessa che si voleva favorire. Assai men gravoso sarebbe tornato ai produttori d'olio, ed assai più giovevole alla marineria, se invece della sovratassa imposta all'esportazione per mezzo di bandiera estera, si fossero condannati i proprietari d'oliveti di pagare direttamente una tassa ai proprietari di bastimenti nazionali .
In verità, a partire dal biennio 1845-1846 la politica doganale del Governo borbonico viene ispirandosi a criteri più moderati, per cui le altissime tariffe, specialmente quelle all'importazione, possono avvantaggiarsi di notevoli migliorie e si concludono trattati di commercio, basati sul principio della reciprocità, con la Russia (1845), con il Piemonte (1846), con la Lega doganale germanica (1847), con i Paesi Bassi (1848), ecc.; ma gli amministratori
l) C, CAVODB, Dell* influenza che la nuova politica commerciale inglese deve esercitate tal monda economico e sull'Italia in particolare {31 marzo 1847), in Opere politico-economiche, Napoli, 1860, voi. I, p. 33.