Rassegna storica del Risorgimento
DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; LEGA DOGANALE
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1957
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// Regno delle Due Sicilie e l'unione doganale 495
meridionali, rimasti, ahimé, preda di quelle incertezze che in sullo scorcio del secolo precedente avevano ostacolato la rapida eliminazione delle dogane interne e dei diritti di passo sulle merci e sulle persone, con, grave danno per
10 sviluppo economico di molte contrade, si rivelano inabili a concepire delle radicali misure di carattere Hberistico. che, se attuate almeno nei confronti degli altri Stati della penisola, potrebbero spianare efficacemente il terreno al programma per l'unità nazionale; la loro condotta nel difficile campo del commercio estero appare subordinata, in prevalenza, al paradossale principio che a uno Stato come il Regno di Napoli non convenga di acquistare all'estero, ma soltanto di sviluppare al massimo le proprie esportazioni;J) la loro politica commerciale è incoerente e quasi sempre schiava della ragion di Stato, come quando fortissimi dazi vengono imposti sull'entrata dei libri stranieri nei confini del Regno, nell'intento di impedire la diffusione delle dottrine rivoluzionarie tra le classi medie e popolari 1s)
In effetti, questa della penetrazione al di qua del Garigliano di pericolose ideologie politicosociali attraverso le troppo facili comunicazioni con gli altri Stati della penisola è la più ossessionante tra le preoccupazioni che spingono la monarchia napoletana a chiudersi in un pericoloso isolamento e ad opporre infiniti ostacoli alla realizzazione di qualsiasi programma di unità nazionale.3) Or bene, nello svolgimento della sua politica reazionaria e anti-italiana, concepita come il principale strumento di difesa contro le dottrine repubblicane eie agitazioni proletarie, il Governo borbonico può contare sul vasto appoggio, in talune occasioni addirittura incondizionato, di larghi strati sociali.4)
Fin dall'epoca della rivoluzione repubblicana del 1799, i sovrani di Napoli avevano appreso la facile arte di propiziarsi la plebe cittadina, priva d'interessi autonomi, serrata nei limiti di centri urbani industrialmente improduttivi, come comoda preda delle lusinghe della burocrazia e della polizia.
11 proletariato agricolo, poi, lasciato in abbandono, versa in uno stato di permanente agitazione. Escluso quasi del tutto dalla divisione dei beni demaniali, danneggiato per giunta dalla legislazione antifeudale, che lo ha privato di molti diritti e usi civici, avido di terre e di strumenti di lavoro, il ceto dei contadini vive miseramente ai margini di una agricoltura niente affatto prospera e tende, prima e dopo il 1848, a sovvertire l'ordine costituito, sia a
1) L'Omnibus eu, sano XVI, Napoli, 2 settembre e 14 ottobre 1848, nn. 61 e 73, pp. 241 e 289.
2) Il Lucifero ecc., decade II, Napoli, 22 febbraio 1848, n. 206, p. 21.
8) Scriveva Silvio Spaventa nel Nazionale ai primi di aprile del 1848: II processo delle rivoluzioni è questo: se esse sono vincitrici non si arrestano di leggieri gonza oltrepassare i termini del loro concetto originario. Questo certamente nasce dalia qualità stessa dei mezzi adoperati,, i quali ruBcndo di loro natura violenti e disordinati ingenerano tale perturbazione nel corso civile dei popoli che alterano la continuila ideale delle loro storie. Ma se questa necessità è un male, questo male è un'accompagnatura di grandi beni; all'opposto del dispotismo che fa il male pel male senza alcuna arrota di bene .(fri, anno I, Napoli, 3 aprile 1848, n. 25, p. 27).
4) Si Vedano in proposito; D. DEMARCO, Le rivoluzioni italiane del 1848, Milano, 1950 e R. QOAZZA, La paura del comunismo a Napoli nel 1848-49 fai Nuova rivista storica, a. XXXII (1948), ri. IV-v p. 217 e sg. La stampa periodica, aia di parte reazionaria sia moderata, è piena, in questo scorcio di tempo, di simili timori e preoccupazioni. Ricordiamo qui, a mo* d'esempio, L'Omnibus, Giornale polùico-loUerario, Era Novella, anno XVI, Napoli, 11 marzo 1848, n. 12, p. 45, 18 marzo 1848, n. 14, p. 55; 22 marzo 1848, n. 15, p. 57, eoe.