Rassegna storica del Risorgimento

DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; LEGA DOGANALE
anno <1957>   pagina <497>
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// Regno delle Due Sicilie e Vunione doganale 491
tetani 11 Quirinale dell'arcivescovo Riario Sforza e Verità e Libertà del sacer­dote Francesco Fusinzano.
Non è anche sorta fra noi una schiera dotta e gloriosa (fra quali
anche degli ufficiali dell'antica polizia) si legge nel primo numero del Qui' Tinaie la quale va gridando altro espediente non esservi più acconcio da saldar le piaghe dell'esanime nostra finanza se non la vendita e la rapina dei beni della Chiesa 1 Quanto avran questi gloriosi dovuto struggersi e affaticare per rinvenir quell'ammirabile e novissimo compenso di pubblica economia l E una trista esperienza non ne ha ancora fatto certi, che di cosiffatte sostanze l'erario non si è mai rinsangui nato, e il venderle non approdò che a dilapi­darle, a riempirne le scarselle degli usurieri, degli scroccatori, dei barattieri d'ogni generazione..... . *)
Gli h che l'abbattimento delle antiche frontiere economiche e politiche favorirebbe la penetrazione, al di qua del Carigliano, di ideologie rivolu­zionarie , pericolose per il predominio sociale di cui gode la Chiesa nelle re­gioni meridionali. Per giunta, lo stato delle finanze napoletane versa in con­dizioni quanto mai precarie, né la pubblica amministrazione sarebbe in grado di sopperire con altri proventi al diminuito gettito delle dogane, nel caso di un livellamento nazionale dei dazi protezionistici, né essa potrebbe soppor­tare i pesi gravissimi di una guerra condotta con serietà di propositi a favore della causa italiana, a meno che non si volesse far ricorso alla soppressione dei monasteri, alla confisca e vendita dei beni del clero, in particolare di quelli ancora vistosi delle Congregazioni gesuitiche.
Questa della necessità di rimettere in circolazione i beni delle mànimorte ecclesiastiche, di attingervi i mezzi indispensabili ad affrettare la rigenera­zione della economia meridionale, è appunto una delle questioni intorno a cui più furiosa si accende la disputa tra le opposte correnti. 2)
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In conclusione, le forze di espansione agricola, industriale e commerciale verso più ampi mercati appaiono modeste, sulle soglie del 1848, nelle regioni meridionali della penisola, ed è scarsa, in conseguenza, l'energia rivoluzio­naria che anima quelle classi medie nel movimento per l'unità nazionale sul piano economico. Il problema della libertà è agitato più in termini astratti che come affermazione concreta della necessità di liberi e intensi traffici; né la stampa di parte moderata e rivoluzionaria, espressione dei gruppi di avan­guardia, sia pure attraverso le correzioni della censura e le soverchierie della polizia riesce a trascinare nella battaglia impegnata il grosso della borghesia del paese. Ciò accade, in primo luogo a eausa della particolare strut­tura sociale di questa borghesia, costituita in prevalenza da proprietari fon­diari, di cui una parte considera le forze conservatrici dell'amministrazione borbonica lo strumento più efficace per la difesa della proprietà privata ed è quindi poco incline a pericolose avventure che potrebbero intaccarne i pri­vilegi acquisiti. s)
1) // Quirinale, Giornale religioso, politico, letterario, anno I, Napoli, 5 aprile 1818, n. 1, p. 3.
2) VOmnibus ri*., per tutta l'annata 1848 e in particolare il n. 24 del 22 aprile 1848,
pp. 94-05.
3) Si veda in proposito C. DE RUGGIERO, Storia del liberalismo europeo, Bari, 1946, pp. 331-382.