Rassegna storica del Risorgimento

DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; LEGA DOGANALE
anno <1957>   pagina <498>
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Corrado Rtdnone
D'altro canto gli avvenimenti che agitano la vita politica della penisola durante la prima metà del secolo XIX non determinano soltanto l'acuirsi del dissidio sabaudo-borbouico per la supremazia italiana, ma svelano anche un generale contrasto di interessi, esistente sul piano economico tra i gruppi sociali dell'Italia meridionale e quelli delle regioni centro-settentrionali. Da quali incitamenti la borghesia napoletana potrebbe essere spinta, sul piano prettamente economico, ad una azione più efficace nel movimento per l'unità italiana ? Quali grandi, immediati vantaggi potrebbero derivare allo svi­luppo dell'economia meridionale, soprattutto nel campo della produzione in­dustriale, da una maggiore intensità dei traffici con gli altri Stati della peni­sola ? E non si verificherà, tra qualche anno, un altro clamoroso esempio dei tentativi con cui i produttori settentrionali si affaticano, da tempo immemo­rabile, alla ricerca di nuovi sbocchi per le loro merci e di nuovi mercati da conquistare, quando, tra il 1853 e il 1856, la lega doganale dell'Austria con i Ducati di Parma e di Modena avrà vita breve ed effimera a causa delle la­mentele degli industriali modenesi letteralmente inondati dai prodotti delle manifatture lombarde ?*) Or bene, il Regno delle Due Sicilie cosi si pro­clama da taluni favorito dalla natura per la feracità di molte sue terre, carico di illustri tradizioni industriali, ricco di buoni porti, ha in se stesso le energie sufficienti ad affrettare la rigenerazione economica delle regioni me­ridionali, come testimoniano, del resto, le gloriose memorie di fiorenti epoche trascorse.2)
Ecco perchè, al di qua del Garigliano, l'avanguardia delle forze sociali, che si batte con tenacia per la unificazione italiana è costituita in prevalenza dagli intellettuali, giuristi, medici, impiegati, economisti, persuasi che l'unità e l'indipendenza della Patria determineranno in un sol colpo anche il suo febbrile rinnovamento economico, l'uniformità delle monete, l'unità dell'azio­ne industriale, la costruzione di grandi strade e ferrovie, l'apertura di un vasto campo al commercio interno ed estero, e così via. Essi concordano col Cavour, che in sullo scorcio del 1847 scriveva:
là dove non è vita pubblica dove il sentimento nazionale è fiacco, non sarà mai industria potente. Una nazione tenuta bambina d'intelletto cui ogni azione politica è vietata, ogni novità fatta sospetta e ciecamente contrastata non può giungere ad alto segno di ricchezza e di potenza quand'anche le sue leggi fossero buone, paternamente regolata la sua amministrazione. La storia degli ultimi tre secoli come anche lo stato presente delle nazioni europee por­gono molte e incontrastabili prove di questa verità.8)
CORRADO RAINONE
1) A. SANDONÀ, // Regno lombardo-veneto. Mi limo, 1912, p. 269 e sg.
*) L'espressione di concetti di simil genere è tonto frequente nella stampa dell'epoca, da provocare lo sdegno degli scrittori liberisti, tra cui Francesco Ferrara, il quale, per esem­pio, al cospetto della lunga serie di articoli dedicati dal Tempo a partire dall'agosto del 1848 (Il Tempo, Giornale quotidiano politico e letterario, anno I, n. 127 del 14 agosto 1848, p. 503; n. 135 del 24 agosto 1848, p. 535; n. 148 del 9 settembre 1848, p. 587) a contrastare il mo­vimento unitario, definisce questo periodico come il mercenario amanuense del Regno di Napoli (L'Indipendenza e la Lega, Giornate di Palermo, anno I, Palermo, 20 luglio 1848, n. 100, p. 400).
3) G, CAVOUR, Influenza delle riforma sullo condizioni economiche dell'Italia (Risorgimento, 15 dicembre 1847) in op. cit., p. 53.