Rassegna storica del Risorgimento

RICCI GIUSEPPE ; RICCINI GIROLAMO
anno <1918>   pagina <494>
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A. Sorbetti
Attesoché risulta inoltre che, appena divulgatasi la notizia della con­danna e della fucilazione del cavaliere Ricci, quanto fu grande ed univer­sale la commiserazione verso del medesimo, altrettanta fu l'indignazione contro il ministro Riccini, il quale veniva accusato di aver d'accordo col Giusdicente Bonazzi e col custode Gallotti inventato il fatto della congiura non solo per mostrarsi zelante presso il Duca e necessario alla sicurezza delia sua persona, ma anche per vendetta privata contro il Ricci col quale si diceva che poco lempo prima eravi stato un di­verbio per gelosia di donne, in cui il Ministro (già noto per le sue pratiche licenziose) riportando uno schiaffo dal Ricci avrebbe risposto col dire questo schiaffo sarà lavato col sangue *; la qual voce si mantenne sempre per modo che la vedova del Ricci, contessa Teresa Menafoglio, venutane in cognizione molto tempo dopo la morte del marito, ne tenne parola in Firenze all'arciduca Ferdinando d'Este, e questi rispose lo sapevamo anche noi ;
Che a sedare questa generale riprovazione, il ministro Riccini fece pubblicare colle stampe nel 1833 le postume confessioni fatte in ordine alla congiura Ricci dai condannati correi Gasparini, Piva, Borghi, Guicciardi e da Lorenzo Vincenzi alias Ancini; ma risulta dalle deposizioni di molti testimoni che il Gasparini s'indusse alla confessione per avere una mitigazione di pena, e infatti subito dopo fu liberato dalla catena, usciva giornalmente dall'Ergastolo recandosi a lavorare- da fabbro-ferraio in città ed ottenne dal Governo la pen­sione di una lira al giorno; risulla pure che anche gli altri s'indus­sero a confessare per essere meglio trattati e per togliersi il pericolo di venire assoggettati a nuovo processo, giacché, come consta dai verbali del 30 novembre 1839, l'istruttore Bonazzi, dopo d'aver dato comunicazione alli Piva e Borghi delle confessioni già fette da alcuni loro correi, assegnava a ciascuno di essi il termine di ore 24 a de­cidersi di deporre la verità che si ricerca dalla giustizia, scorse le quali e persistendo nella negativa verrebbe riaperto il processo: e in quanto allo Ancini che non fu mai pienamente confesso, è da notarsi che costituitosi in carcere nel 16 luglio 1832 e sebbene indicato nelle deposizioni Montanari e Tosi come uno della congiura, non venne assoggettato a giudizio, ma sulla proposta del Giusdicente Bonazzi approvata dal Ministro, fu condannato in via correzionale a due anni di carcere ed alla sorveglianza di polizia;
Che subito dopo la morte del cavaliere Giuseppe Ricci il Gallotti fu nominato custode dell'ergastolo ove continuò ad avere sotto di sé i condannati politici, è il dottor Carlo Bonazzi venne innalzato alla carica di Assessore dell'alta polizia, sempre pronti a secondare, l'uno per {scaltrezza e per interesse, l'altro per debolezza e servilità d'animo,