Rassegna storica del Risorgimento
NAPOLI (REGNO DI)
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1957
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Pasquale Villani
rompendo con la stessa tradizione riformistica del Settecento, le si riconobbe il diritto di acquistare nuovi possedimenti (art. 15 del Concordato), permettendo il ricostituirsi della manomorta e ponendo le basi come dice il Maturi della futura ricostruzione economica, demografica e morale della Chiesa nel Regno delle Due Sicilie.
Interessante sarebbe accertare in quale misura si accrebbe nel periodo 18181860 il patrimonio ecclesiastico regolare. Alcuni sondaggi mi fanno ritenere che esso riuscì a riacquistare solo una parte di ciò che aveva perduto. Anche in questo campo l'opera del Decennio si rivelò duratura.
A questo punto una grossa questione si presenta allo studioso: a vantaggio di chi si attuò l'alienazione di quel grosso patrimonio immobiliare ? Per rispondere Bisogna innanzi tutto stabilire quale settore delle alienazioni - che furono effettuate sotto varie forme, di cui ricorderemo solo le principali: vendite, concessioni e dotazioni, compensi ed indennità convenga porre a base dell'indagine. Mi è sembrato opportuno portare attenzione principalmente al settore delle vendite, il quale per quanto non fosse per l'entità delle alienazioni il più rilevante, occupando il secondo posto dopo la voce concessione e dotazioni (secondo un quadro complessivo delle alienazioni a tutto aprile 1813 le vendite rappresentavano il 35,29 del totale e le concessioni e dotazioni circa il 54 ) offre però dal punto di vista sociale maggiore interesse. Infatti una parte grandissima delle concessioni e dotazioni fu costituita dall'assegnazione ad enti pubblici ed assistenziali, ai comuni, alle varie amministrazioni dello Stato e agli organismi militari di edifici, locali e rendite territoriali. Vero è ohe vi furono anche concessioni e largizioni a privati; ma a parte il fatto che esse ebbero carattere temporaneo, perchè con la Restaurazione i beni donati furono reintegrati allo Stato, è fuor di dubbio che per la conoscenza della redistribuzione della proprietà tra i vari gruppi sociali, le vendite presentano interesse prevalente. Non minore interesse esse offrono per lo studio della liquidazione e dell'ammortamento del debito pubblico.
Attraverso un'ampia ed approfondita indagine archivistica ho perciò raccolto i dati delle vendite per tutte le provincie del Regno, riuscendo ad ottenere un quadro quanto più. completo possibile. I dati raccolti si riferiscono a circa 5200 contratti, che ho ragione di ritenere rappresentino non meno del 90 di tutti i contratti stipulati negli anni dal 1806 al 1815, in esecuzione delle leggi sulle vendite. Per avere un termine sicuro ed unitario di confronto, scartata la possibilità di utilizzare l'estensione, e perchè non sempre questa misura viene indicata e perchè non si tratta solo di fondi rustici ma anche di fabbricati, mi attenni alla rendita. Il prezzo, determinato di volta in volta da mutevoli circostanze, neppure esso si prestava alle necessarie comparazioni. Per la stessa esigenza di avere dati comparabili si dovettero ridurre in ducati tutte le cifre che a partire dal 1812 e fino al 1814 erano state espresse in lire francesi (un ducato era uguale a lire 4,40). Nel-l'ordinarc i contratti si tenne conto delle varie disposizioni e modalità di vendita e sì adottò la ripartizione territoriale per provincie. Questi dati così elaborati ed ordinati saranno messi a disposizione degli studiosi nell'appendice documentaria al lavoro su La vendita dei beni dello Stato.
1) W. MATURI, 7/ concordaio del IH IH fra la Santa Sode e le Due Sicilie, Firenze, 1929, p. 118.