Rassegna storica del Risorgimento

FINANZA
anno <1957>   pagina <514>
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L'IMPOSTA SUL MACINATO NELLA FINANZA DEGLI STATI ITALIANI FINO ALL'UNITA
1. Il 13 dicembre 1865 il ministro delle finanze Sella presentava alla Camera un progetto di legge sulla introduzione della imposta sul macinato, e l'accompagnava con una relazione, preparata in collaborazione col Ferrara, e corredata di pregevoli cenni storici. ') U Sella voleva dimostrare che il dazio del quale proponeva il ripristino non era di origine straniera, come giu­dicavano gli oppositori, anzi, era stato accettato e per lungo tempo esercì-tato da' nostri maggiori , e insomma poteva vantare una tradizione nazio­nale. Il Sella non si nascondeva la trista fama legata alla memoria di questa imposta e veramente il solo nome evoca una lunga vicenda di odi e sollevazioni popolari , ma riteneva che lo sfavore che l'aveva accompagnata attraverso i secoli fosse da attribuirsi ai cattivi metodi di amministrazione. Le ragioni del ministro e la polemica politica e finanziaria dell'epoca, sono argomenti estranei a queste note. Ma i documenti pubblicati nella relazione del Sella possono fornirci lo spunto a ricercare altro materiale per control­larli, e a ricostruire i momenti principali della storia di questa imposta, che è, il Sella non aveva torto, una antica tradizione nazionale, se non propria­mente un vanto nazionale.
2. - H Sella suppone che in Sicilia si sia fatto uso dell'imposta sul maci­nato prima che in altre regioni italiane. Sugli inizi non restano testimonianze sicure. Dal catalogo dei diritti demaniali di Andrea d'Isernia risulta che i Nor­manni esercitarono ily'us tumuli; ma non è chiaro se tale diritto si riferisse alla macinatura, come reputa il Sella, o non piuttosto alla misura del cereale. *)
Si deve tenere presente che le imposizioni sui grani, nel medioevo, non riguardano dapprincipio la macinatura in senso specifico: si tratta più. spesso di pedaggi e prestazioni feudali. Nell'alto medioevo le imposte sono in gene­rale poco diffuse, e prevalgono le entrate patrimoniali, i diritti di regalia, i diritti di monopolio.3) Sulle imposte, principalmente, si fondano invece le finanze comunali, e le entrate dovute alle imposte indirette rappresentano un capitolo fondamentale, ad esempio, dei bilanci fiorentino e bolognese.*)
1) Progetto di logge presentalo dal ministro delle finanze (Sella) nella tornata del 13 dicem­bre 1865. Dazio sulla macinazione dei cereali. Relazione: si trova nella Raccolta dèi documenti stampati per ordine della Camera, legislatura IX, sessione 1865-66. voi. II, Firenze, 1866, pp. 5-401. Sarà indicata d'ori innanzi con SELLA.
2) Secondo il Bianchini il dazio si pagava per l'apposizione che faceva la Regia Zecca dina marchio nella misura allora adoperata, la quale, a foggia di recipiente di legno, clùamavasi, come oggidì, tomolo e mezzo tomolo . L, BIANCHINI, Della storia delle finanze del Regno di Na­poli, I, Napoli, 1834, p. HO.
3) C. LUZZATTO, Storia economica d'Italia. I. L'antichità e il medioevo, Roma, 1949, p. 350. Per i diritti sui forni e sui mulini si vedano i documenti pubblicati da A. SOLMI, L amministra­zione finanziaria del Regno italico nell'alto medio evo, Pavia, 1932, pp. 266-7, 277-81.
*) Il bilancio fiorentino del 1336 è descritto da 6. VILLANI, Istorie fiorentine, lib. XI, cap. 91. A Bologna, nel 1371, i dazi dei ruolini, del vino e del sole rendevano quasi ì due terzi dell'entrata complessiva. G. B. SALVIONI, La popolazione di Bologna nel secolo XVIII raffron­tata con- quella dei secoli anteriori e successivi, Bologna, 1890, p. 49.