Rassegna storica del Risorgimento

FINANZA
anno <1957>   pagina <518>
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Renata ZangheH
Fieramente avversata è in Sicilia la riforma del Caracciolo, che si pro­pone di sottrarre al Parlamento la facoltà di ripartire i tributi e di colpire, con l'introduzione dei catasto, i privilegi baronali. Al Caracciolo i baroni si oppongono nel nome della libertà del Parlamento, attraverso l'esercizio della quale riesce ad essi di scaricare il peso tributario sulle classi popolari.l >
Analogo, per alcuni aspetti, il caso di Bologna. L'aristocrazìa terriera ha qui la sua roccaforte nel Senato, che gode di privilegi sovrani, e in forza di questi si oppone al Piano economico di Pio VI e del cardinale Boncom-pagni, che s'impernia sulla riforma tributaria. Nel 1780, anno di pubblica­zione del Piano, il dazio moline, cioè l'assieme dei tributi imposti sul maci­nato, era il principale fra i molti che si riscuotevano a Bologna, ed ascendeva a circa 1/4 del prezzo del frumento.z) H Piano economico prevedeva la sua estensione al contado, che ne era esente, e una diminuzione generale di 3/5. Per compensare la perdita che sarebbe derivata all'erario, veniva ordinata l'introduzione di un terratico da calcolarsi sulla base di un nuovo catasto. L'accanita resistenza del Reggimento bolognese al progetto di riforma ne procrastinò l'attuazione fino all'arrivo dei Francesi. Il terratico è un boja che ci par di aver sulle spalle , scriveva in quegli anni un senatore bolognese. *) E per intanto, i proprietari bolognesi riuscirono a scongiurarlo.
Neppure in Toscana le riforme leopoldine giungono alla soppressione del macinato. Nel 1767 sono abolite tutte le tasse e privative sulla fabbri­cazione e sulla vendita del pane, ma il macinato resta, seppure addolcito e con esenzioni, specie a favore dei lavoratori della terra. Cosi il progetto di riforma tributaria per lo Stato pontificio del Bettinelli prevedeva il mante­nimento del macinato, anzi, sul macinato e sul sale, oltre che sull'estimo, fondava le entrate ordinarie e fondamentali.5*
5. Nel periodo francese l'imposta sul macinato fu in un primo tempo abolita, poi ripristinata qua e là,6) ed infine ristabilita nel 1809 in tutto il Regno. Ma la furiosa sollevazione delle popolazioni rurali convinse ben pre­sto il governo ad abbandonarla.7) Con la Restaurazione i principi annun-
1) PONTIERI, op. cit., p. 228 ss.; R. ROMEO, R Risorgimento in Sicilia, Bari, 1950, p. 50 ss.
*) GIOMMI, l. e, p. 150.
3} V. FIORINI, Catalogo illustrativo dei libri, documenti ed oggetti esposti dalle Provincie dell'Emilia e delle Romagna nel Tempio del Risorgimento italiano, voi. II, parte, I, Bologna, 1897, p. 104.
*) A. ZOBI. Manuale storico degli ordinamenti economici vigenti in Toscana* Firenze, 1858, p. 135, 204. Cr. C. RICXA-SALERNO, Storia delle dottrine finanziarie in Italia* Palermo, 1896, p. 291.
5) L. DAL PANE, La riforma doganale di Pio VI, cstr. dagli Studi in memoria di BcrnaT' dina Scorza* Roma, 1940, p. 11.
In alcune città venete era in vigore alla fine del '700 il Dazio grande delle biade, che si esigeva all'entrata e all'uscita. Altrove si riscuoteva la nuova imposta di macina. B. CECCIIETTI, Del sistema tributario dello Stato veneto sulla fine del sec. XVIII, cstr. dagli Atti del li- Istituto veneto di scienze, lettere ed arti, voi. Ili, s. IV, Venezia, 1874, p. 11-2.
Il macinato non figura fra le entrate del bilancio della R. D. Camera di Milano per Panno 1779: F. VALSECCHI., L'assolutismo illuminato in Austria e in Lombardia II. La Lombardia* Bologna, 1934, p. 74.
6) Compare ad esempio nel bilancio del Regno d'Etruria del 1804. ZOBI, Aorta civile della Toscana dal 1773 al 1848, III, Firenze, 1851, p. 294.
") G. PECCHIO, Saggio storico sulla amministrazione finanziera dell'ex-Regno d'Italia dal 1802 al IBM* Londra, 1830, p. 47-8.