Rassegna storica del Risorgimento

FINANZA
anno <1957>   pagina <520>
immagine non disponibile

520 Renalo Zangheri
a datare dalla fine del 1849. l) La Repubblica romana trova il dazio ancora in vigore e l'abolisce prima del termine fissato con decreto del 9 gennaio 1849, ed a partire dal 15 gennaio, fatta eccezione per Roma e per il suo territorio.2)
In Sicilia il macinato venne di fatto sospeso durante i moti del '48, e ridotto poi a metà dalla Camera dei Comuni. La discussione ivi avvenuta, e che portò, contro il parere dei deputati democratici, alla riduzione dell'im­posta, anziché alla sua completa abolizione, rivelò posizioni contrastanti, e non solo per l'importanza che assumeva nella finanza siciliana il macinato, che l'Amari aveva definito uno dei tre cespiti ove fondasi la vita dello Stato;3) ma perche vi erano coinvolte questioni politiche e sociali, oltreché speci­ficamente finanziarie, e l'obiettivo dell'abolizione del macinato era stato fra i motivi della sollevazione popolare. La Camera converrà con me disse il La Farina nella seduta del 14 aprile 1848 che in tempo di rivoluzione ogni legge, senza perdere il suo carattere speciale, assume un carattere politico. Il dazio sul macino se si esamina come quistione finanziera dee anco esami­narsi come quistione politica. Le rivoluzioni si compiono per gli alti e spi­rituali bisogni dell'anima non meno che per bisogni materiali. Quanto le nazioni sono più colte e civili, tanto più quelli prevalgono su questi. Noi abbiamo avuto la rivoluzione perchè agli uomini intelligenti era confiscato e torturato il pensiero, e perchè il popolo mancava di pane. Noi abbiamo già in gran parte provveduto a quelli; noi nulla ancora abbiamo potuto fare per questo. Noi dobbiamo con un decreto mostrare che pensiamo, che ci occu­piamo e che amiamo il popolo; e l'abolizione di questo dazio impopolare sarà per noi un grande atto politico, il quale servirà a dar forza alla rivoluzione, ad una rivoluzione che non è ancora compiuta .4)
In termini più drastici poneva il problema il deputato Grasso: Signori, leviamo le illusioni: sapete voi per qual sentimento si fosser quelle popola­zioni mosse ad abbracciare con tanto entusiasmo la nostra rivoluzione? sapete davvero perchè avessero armato il braccio a sostenerla? Per iscuotere una volta per sempre questo giogo del macino. Il pane è tutto, è il mondo intero per la misera gente. Io sarò un cattivo profeta: ma se le condizioni delle cose attuali avessero a continuare non dico a progredire, ho binanti agli occhi una mano del buon popolo. (Movimento nétta Camera, e un grido: Non s'insulti il popolo).
No, io non insulto la buona popolazione quando dico ch'essa abborre il dazio sul macino, che anche per questo ha armato ella la mano per la rivo­luzione .s)
') Le Assemblee, cit, p. 475, 801.
2) DEMARCO, Una rìvotusiontì sodatoti la Repubblica romana del 1849, Napoli, 1941, p. 35.
A Napoli il dazio sul macinato era stato soppresso nel 1847, quando l'avvicinarsi de' mutamenti dell'anno seguente lacca sentire al Governo di Ferdinando II il bisogno dì anti­venirli con. delle popolari mimi re . SELLA, p. 17. Cu*. A. PEIUIONE, Le finanze napoletane negli ultimi annidelregno borbonico, Napoli, 1930, pp. 48-9.
v Nel 1847 il dazio rese all'erario ducati 2.004.131; nel 1859, ultimo anno della sua riscossione, rese ducati 3,581.292. Prospetto della entrate e delle spese per famministrasiona del macino in Sicilia, in SELLA, p. 352.
*) Le Assemblee del Risorgimento. Sicilia, I, p. 197.
8) /fc, p. 202.