Rassegna storica del Risorgimento
FINANZA
anno
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1957
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pagina
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521
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Vimposta sul macinato nella finanza dogli Stati italiani 521
Ma nelle parole del deputato Interdonato il dibattito si apre su un orizzonte più ampio, la questione del macinato è posta come questione di classe: Gravissima cosa è il sistema di dazi di un paese, sotto la quistione del dazio vi è una grande quistione sociale, la quistione di classe, la quistione insolubile della ripartizione... Le rivoluzioni sono all'ordine del giorno in Europa; credete voi che questo fenomeno si riattacchi solamente alle idee di un miglior reggimento, di più larghe forme di governo? V'ingannate; sugli sconvolgimenti onde la vecchia Europa sente agitarsi le viscere si dibatte una quistione vitale al progresso dell'umanità, vitale all'ordinaménto delle società civili, si dibatte la questione del povero e del ricco... il ricco che fassi sempre più ricco, il povero che si fa sempre più povero, avvegnaché è pur troppo vero che la ricchezza è produttrice di nuova ricchezza, e la povertà ingenera nuova povertà. L'industrialismo produce le grandi fortune e il proletario a fianco, è l'aristocrazia del denaro quella che va a sostituirsi nella scena del mondo all'aristocrazia del feudo . Bisognerà, conclude l'Inter-donato, evitare i grandi sconvolgimenti sociali moderando lo squilibrio delle fortune con una opportuna ripartizione delle imposte.])
Al di là del calcolo puramente finanziario, venivano poste cosi le questioni di fondo: dal Monchini era prospettata l'ingiustizia del tributo e il danno recato da esso allo sviluppo della produzione; nel Parlamento siciliano si richiedeva l'abolizione del macinato per consolidare i legami fra il popolo e la rivoluzione, e per impedire l'urto di classe.
Gol ritorno del papa a Roma torna anche l'imposta sul macinato, e la tariffa intera viene rimessa in vigore dai Borboni nel settembre 1849. I voti del '48 restano anche in questo campo delusi. Ma l'abolizione del macinato sarà scritta sulla bandiera insurrezionale dei contadini siciliani nella primavera del '60,2) e Garibaldi ne decreterà la fine due giorni dopo la battaglia di Calatafimi. La lotta secolare dei contadini siciliani contro il macinato si fonde con il movimento di liberazione nazionale, e dal movimento nazionale è portata alla vittoria.
Nello stesso anno il Pepoli abolisce il macinato in Umbria e il Valerio nelle Marche, che, con la Sicilia, sono le regioni dove l'imposta è sopravvissuta fino alla vigilia dell'unificazione. Lo Stato unitario rinuncia ad una entrata di dieci milioni per la Sicilia e di due milioni e mèzzo per l'Umbria e le Marche. 3)
Passano però pochi anni, e sorge e si fa insistente la proposta di riparare al disavanzo del bilancio con il ripristino del macinato: motivo ricorrente di una finanza la cui direttiva economica, sociale, politica appare incapace di riflettere una qualsiasi solidarietà di interessi con le classi popolari. Il ministro delle finanze Cambray-Digny ottiene di rimettere in vigore il macinato in tutto il Paese, a partire dal I gennaio 1869. Si apre un nuovo capitolo, l'ultimo, della storia di questa inquietante tradizione nazionale .
RENATO ZANGHERI
i) i p. 212-3.
2) S. F. 'ROMANO, Momenti del Risorgimento in Sicilia, Medina-Firenze, 1952, p. 123 s.
3) A. PLRBANO, Storia' delia finanza italiana dalla costìtusione del nuovo Regno alla fin* del tee, XIXf I, Roma, 1899, p. 125.