Rassegna storica del Risorgimento
RICCI GIUSEPPE ; RICCINI GIROLAMO
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1918
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A. Sorbetti
incolpavano il Gallottì di averli Indotti a confessare per timore o per interesse d'accordo colli Bonazzi e Riccini; che, durante il processo' Ricci, li Tosi e Montanari girando liner acuente pei corridoi potevano parlarsi e vedere il Ricci e compagni, e quando parlavano della congiura Ricci non erano creduti dagli carcerati, ma Gallottì li sosteneva e andava dicendo Presto verranno qui dentro dei capponi grossi e voleva indurre il detenuto Giovanni Goldoni di Bastiglia a dire che nel casino Ricci vi erano delle armi; che Tosi aveva detto più volte nell'ergastolo di essere stato istruito dal Montanari intorno alle cose confessate; e ohe amendue erano molto esigenti col custode Gallo Iti il quale li secondava in tutto e talvolta il Tosi lo minacciava di volere parlare col Duca e scoprire l'inganno;
Che dalle stesse deposizioni e da alt re si raccoglie eziandio che le ribalderie idei Gali olii erano tali da non i sfuggi re ai più amari rimproveri (iella Moglie la quale di sovente gli diceva che il sangue degli innocenti gridava vendetta contro di luì e guai se avesse parlato col Duca; e lo stesso Gallotli non poteva soffocare i rimorsi della propria coscienza perocché una volta caduto infermo si rivolse al condannato politico avvocato Giacomo Mattioli esclamando : Se ho fatto del male a degli innocenti non ne ha colpa la mia famiglia, se li ho indotti a confessioni, ho fatto per favorire il Governo, per servire Riccini e l'assessore ; ma quando poi Gallottì venne licenziato dal servizio e viveva da privato in città, abitando egli come inquilino nella casa di certa Fontana Luigia non ebbe più. ritegno a confidarsi a questa donna raccontandole che nelle carceri erano successe cose orribili, che la morte del Ricci si doveva al governatore Riccini ed al Bonazzi, nemici del Ricci per gelosia di donne, i quali avevano indotto Montanari e Tosi a direni esame quanto loro avevano suggerito, che fu costretto mettere Tosi e Montanari in uno stesso carcere per ordine del Bonazzi. Quando poi nel 1853 ebbe l'ultima malattia per cui venne a morte, discorrendo più volte dei detenuti politici col medico della cura si mostrava persuasissimo dell'innocenza del Ricci e ripeteva che tutto quello che aveva fatto eragli stato ordinato dal governatore Riccini e dall'assessore Bonazzi esprimendosi con queste precise parole: Riccini e Bonazzi sanno benissimo come si trovano in coscienza in proposito del cavaliere Ricci, ma la mia coscienza è- pura , ed in un momento di delirio guardando quasi spaventato in un angolo della camera diceva di vedere lo spettro del Ricci, ma che non aveva paura perone al Tribunale di Dio si sarebbe veduto di chi era la colpa;
Che le intime relazioni del ministro Riccini colli Bonazzi e Callotti erano conosciute dagli impiegati della Segreteria del Ministero i quali sapevano anche che era pagata una pensione mensile alla moglie od