Rassegna storica del Risorgimento
FINANZA
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1957
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529
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Libri e periodici 529
dalla Corte di Roma, che molti sfocai aveva fatto pec influenzare la coscienza del Re, ricorrendo a bassi e indegni intrighi (Ali. al Doc. n. 164, p. 220).
Hudson seguivo attentamente l'azione del governo piemontese e non mancava di riferire al suo ministro su ogni elemento che venisse ad intralciare l'opera intrapresa con tanta decisione e tanto- .coraggio dal conte di Cavour. Mollo duro fu, il giudìzio che egli diede sul moto mazziniano del 6 febbraio 1853: dopo aver posto in rilievo che in tale tentativo insurrezionale erano state solo le classi inferiori ad attaccare con il coltello in mano i posti di guardia austriaci , mentre erano rimaste estranee le classi aristocratiche ed intellettuali, perchè ormai convinte dell'inutilità dei tentativi insurrezionali, egli continuava affermando che era più facile affrontare la rivoluzione quando si sapeva che c'erano certi capi riconosciuti, che combattevano per certi principii fissi, che affrontare lo spirito di rivolta stesso che anima le masse e le spinge ad attaccare i loro governanti senz'olirà arma che il coltello e senz'olirà organizzazione che quella offerta da un sentimento di odio comune . Il moto però era stato un colpo di testa di Mazzini che sentendo declinare la sua influenza aveva fatto ogni sforzo per assicurarsi l'appoggio lei coti inferiori (Doc n. 196, p. 183).
La decisione dell'Austria di sequestrare e confiscare i beni in Lombardia degli emigrati naturalizzati piemontesi, viene colta in tutta la sua gravità dall'occhio vìgile di Hudson, il quale riferisce al suo ministro che ormai non esiste più alcuna < speranza di un ragionevole accomodamento della questione in contestazione Ira l'Austria e la Sardegna e il Piemonte sarà schiacciato se non si adatterà alla funzione di poliziotto dell'Austria (Doc. n. 226, p. 320).
Comincia ora una serie di attacchi di Hudson alla politica austriaca, miranti ad alienarle quella simpatia che essa ancora godeva presso il Foreign Office: sono attacchi fondati che documentano la palese violazione austriaca di norme giuridiche ed un comportamento contrario ad ogni etica internazionale. Sarà una lotta abile ed intelligente, in cui Hudson dimostrerà coi fatti che l'Austria va contro il diritto e contro la giustizia.
Il sequestro dei beni secondo quanto Hudson faceva notare al suo ministro Lord Clarendon presupponeva una dichiarazione di colpevolezza : Qui invece si assume l'atto di sequestro come una presunzione di colpevolezza sufficiente per dedurre la confisca di una proprietà: e suppongo che neanche in Austria esista una legge di questo genere. Secondo il codice austriaco, al quale si ricorre per giustificare il provvedimento, l'accusato ha diritto al giudizio di tribunali regolari e non può essere sottoposto all'arbitrario risentimento o capriccio degli organi esecutivi. Perciò l'ammettere per via di argomenti che uno Stato estero possa accusare, processare e condannare i sudditi di un altro Stato per atti commessi all'estero costituisce una flagrante violazione dei legittimi diritti dei sadditi sardi. Con tale legge era evidente che l'Austria arrogavasi il diritto di legiferare oltre i propri confini e sui sudditi di altri Stati, il che è in pieno contrasto con i principii di ogni diritto pubblico e mi pare non sarà ammesso da nessuna nazione, perchè non è detto che ciò che è tradimento in un suddito austriaco-, obbligato alla fedeltà al suo Sovrano, costituisca anche tradimento in un'altra persona che non è tenuta a tale fedeltà (Doc. n. 243, p. 344).
Però, nonostante gì inviti alla moderazione rivolti all'Austria dai rappresentanti francese, inglese e prussiano, questa non attenuò affatto il rigore dei provvedimenti adottati e s'irrigidì vieppiù sulle sue decisioni, tanto più che il suo atteggiamento era condiviso e sostenuto dalla Russiti, che aveva rotto i rapporti diplomatici col Piemonte fin dal 1848, né più li aveva riallacciati.
Di fronte all'irrigidimento austrìaco, il governo sardo fece presentare dal proprio ministro a Vienna, Adriano di Revel, un memorandum sulla questione, che fu elogiato dal ministro degli esteri inglese Lord Clarendon (perchè a lui trasmesso dal solerte Hudson), sia per la moderazione del tono e per la dirittura dei principii