Rassegna storica del Risorgimento

FINANZA
anno <1957>   pagina <532>
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532 Libri e periodici
L'analogia delle due situazioni osserva il prof. Curalo è impressionante, o vico fatto dì pensare che un'unica causa ila coscienza della propria imprepara­zione militare) generasse due effetti simili: le due richieste di aiuto, prima alle due Sicilie, poi alla Sardegna. Con la differenza che rAntonijii disse di no, e Cavour disse di sì. E questa differenza fu forse fatale per l'avvenire dei due Regni 1 Unir. p. LXXXllll.
Poi, dell'intervento sardo non si parla più per alcun tempo. B 24 ottobre 1854, in una lettera confidenziale a Lord Clarendon, Hudson torna sull'argomento e prò-pone al suo ministro... il programma di Balbo delle Speranze d?ltalia; ingrandì menti in Oriente per l'Austria contro cessioni territoriali in Italia, cioè la settecen­tesca politica dell'equilibrio applicata al secolo delle nazionalità (Intr. p. LXXXV).
Il Nostro esprime a Lord Clarendon la sua piena convinzione che, quando* l'Austria fosse impegnata contro la Russia, il Piemonte agirebbe in buona fède in ogni caso. In un colloquio con il conte di Cavour, egli ha avuto modo di conoscere le linee di condotta del governo piemontese che, per bocca del suo Presidente gli ha espresso il convincimento che è giunto ormai il momento in cui il pub­blico interesse dell'Europa rende necessario per tutti gli Stati che condividono le opinioni dell'Inghilterra e della Francia di dimenticare le loro contese e i loro rancori e di fare causa comune con le Potenze Occidentali. Se l'Austria si schiera con l'Inghilterra e la Francia, il Piemonte marcerà a fianco dell'Austria fino o Mosca, se necessario; e questa contìnua Cavour non è una stupida vanteria: ci sono molti Piemontesi, ancora viventi ed ancora in servìzio, che marciarono su Mosca nel 1812. I Piemontesi del 1854, in un dato caso, marceranno ancora fin là per la vostra causa (Doc. n. 472, voi. II, p. 131).
Cavour proietta il suo sguardo nel futuro e prevede gli sviluppi della grande causa italiana: In cambio del Danubio e della Crimea date alla Sardegna la Lom­bardia e Venezia; questo pone 70.000 valide e affilate baionette al servizio della causa comune. L'Italia sarebbe tranquillizzata. La questione della Toscana, di Roma e di Napoli si risolverebbe insensibilmente, gradualmente ma sicuramente. Questi Stati troverebbero che la loro salvezza sta nel concedere riforme tali da disarmare gli spiriti rivoluzionari; e se no, il Piemonte con gli altri S milioni di Italiani sarebbe forte abbastanza per comprimere ogni tentativo di rivoluzione. L'eterna sorgente di discordia, la Questione italiana si estinguerebbe gradual­mente, e un forte Stato nell'Italia settentrionale sarebbe la garanzia dell'Inghilterra contro la preponderanza francese in Europa dopo la guerra e compenserebbe lo sconvolgimento dell'equilibrio e la perdita dell'elemento russo come contrappeso: e dando al Piemonte il diritto alla parola nel Congresso della pace generale, rìn­ghi terra avrebbe in tutti i casi uno Stato costituzionale, che essa avrebbe creato, dalla sua parte nel lavoro di sistemazione (Doc. n. 472, voi. H, pp. 131-132).
Hudson vede chiaramente l'importanza dell'intervento piemontese e le vaste prospettive che tale intervento apporterà all'equilibrio europeo e insiste presso il suo ministro in questi termini: è mia ferma opinione che col potenziare il Piemonte voi possiate iniziare la soluzione definitiva della Questione Italiana, che è ora la più difficile di tutte, anche della Questione Religiosa (Doc. n. 472, voL H, p. 132).
A questa lettera confidenziale. Lord Clarendon risponderà solo un mese più-tardi (il 24 novembre), ponendo in rilievo solo gli aspetti morali della partecipa­zione piemontese, ma senza considerare nessuna stipulazione che riguardi future combinazioni in Italia (Doc. n. 482, voi. II, p. 143).
Da questi documenti risulta evidente che Cavour non ottenne alcuna garanzia o promessa per i compensi territoriali, né ottenne la promessa di conseguire la libe­razione dei sequestri austriaci.
L'intervento del Piemonte osserva ancora il prof. Curato fu quindi una carta giocata al Inno, seguendo la tradizione piemontese di partecipare a tutte le