Rassegna storica del Risorgimento
RICCI GIUSEPPE ; RICCINI GIROLAMO
anno
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1918
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pagina
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497
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La rhiendicaziom di una vittima 497
alla sorella del Montanari per ordine dei ministro, ed uno di essi che per ufficio avvicinava più di tutti il ministro, il segretario conte Bar-tolomasi, deponeva che Riccini mostrossi indifferente sulla sorte dell'inquisito Ricci e con tutte le sue forze procurò di impinguare il processo acciò venisse ultimato con esito; eseguita la sentenza si mostrò turbato e pareva che quella gli pesasse sulla coscienza; e lo stesso impiegato aggiungeva questa notevole circostanza, che cioè nella sera precedente l'esecuzione della sentenza, seppe dal Riccini che aveva trovato il Duca titubante a segnare la sentenza sembrandogli che il processo non fosse ben chiaro e mostrando desiderio di maggior evidenza di prove , ed infatti il Duca spiegava questa sua titubanza col-l'avere voluto apporre al rescritto di conferma della sentenza che la sua coscienza era sicura perchè il Ricci aveva mandato il giudice a chiedere commutazione di pena con offrirsi a fere rivelazioni importanti, ed era venuto per tal modo a confessare la propria colpa , ma, come fu detto sopra, di tale domanda non si trova menzione nel processo e si copre di tale mistero che a ragione lascia sospettare che venisse usato di questo raggiro per vincere la esitanza del Duca, il quale aveva già promesso alla moglie del cavaliere Ricci, pendente il processo, che quand'anche suo marito fosse risultato reo, cosa che egli non credeva, non sarebbe mai giunto a delle misure estreme in riguardo di lei e di suo padre ; e che vi fosse poi del raggiro, la stessa moglie lo seppe anche da un gentiluomo milanese il quale aveva assunto di perorare la causa del di lei marito presso il Duca, e d'altronde essa stessa fu defraudata della promessa fattale dal Duca e dal Riccini di parlare collo sposo subito dopo il primo interrogatorio, perchè né allora né dippoi potè più rivederlo ;
Che dopo le premesse cose non si comprende come il marchese Riccini, rispondendo alle accuse fattegli dall'ex-direttore di polizia Francesco Garofolo nelle sue confessioni, abbia potuto dire ripetutamente in diversi opuscoli stampati a Venezia e da lui prodotti in atti, che egli non era entrato né punto né poco nel processo Ricci, e specialmente in quello intitolato Brevi cenni primordiali stampato nel 1848, laddove scrive : Noi non conoscevamo affatto di che si trattasse quando il giudice processante criminale venne alla nostra residenza, giudice che prima di quel giorno non conoscevamo neppure divista, e ci richiese l'arresto del Ricci, perchè a noi solamente domandata era la facoltà di farlo dal Sovrano. Per dovere dunque di nostro istituto e coi riguardi dovuti e a mezzo di due ufìziali abbiamo fatto eseguire a malincuore l'arresto, e fu tradotto alle carceri criminali a disposizione di chi lo richiedeva. Ecco l'unica ingerenza che abbiamo avuta in questo malaugurato affare *.