Rassegna storica del Risorgimento

FINANZA
anno <1957>   pagina <536>
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Libri e periodici
a corranone. Qunl sensazione fa al forestiero il passaggio dalla Toscana allo Stalo Ecclesiastico! Nella prima ogni paese, benché piccolo si sia, ha qualche cosa di piacente; le campagne mostrano con la loro bellezza l'industria e l'agricoltura del paese; al contrario poi nel secondo, i paesi sono all'estremo sudici e disgustcvolL. e le campagne, che piuttosto vasti deserti si potrebbero chiamare, non mostrano the la pigrizia e la spopolazione (p. 10). Le critiche vanno soprattutto ai cattivi governi: se il Papato mutasse atteggiamento quali progressi non farebbero lo Stato pontificio e la Chiesa? (Si teme il sapere diffuso. Si desidera l'ignoranza e ntm si accorgono ancora che è impossibile fare retrocedere l'umanità, e quando si contrasta la diffusione del retto sapere e il Governo trascura d'impadronirsi della sua direzione e diffusione, egli è il mezzo sapere e, quello che peggio è, egli è il falso e il pericoloso sapere che allor si diffonde, con danno incalcolabile degli Stati e degli individui. Quanto è doloroso a vedere che il Papato trionferebbe d'ogni lotta e il Cattali cismo da ogni inciampo ove Roma diventasse sede di religione vera e di civile sapienza a un tempo. Dato ciò-, ai potrebbe confidare in anni prosperi, duraturi. Chi potrebbe pareggiar Roma? , p. 216); e il meridione, nella cui naturale ricchezza egli fermamente crede, rifiorirebbe certo con diverso governo ({Chiunque visita il Regno di Napoli è ammirato delle ricchezze naturali sparve 'ovunque, ma si pone una mano al petto contristato quando piglia contezza del­l'insensata e corrotta amministrazione, p. 223). Ma è viva anche, in lui, In diffidenza verso il popolo meridionale, come la sfiducia nella civiltà dei moderni abitanti di Roma (È popolo venale e pigro, p. 216).
Il settimo volume, dedicato ai Diari del periodo 1827-1859, chiude la prima serie dei carteggi ricasoliani, relativo a quella che nel complesso potremmo dire la fase prepolitica dell'attività del barone; esso conferma le conclusioni che si potevano già trarre dai precedenti volumi circa la personalità e la posizione del Ricasoli (cfr., ad esempio, un mio articolo in Humanitas, 1951, ma, soprattutto, la recensione di F. CHABOD, in Rivista Storica Italiana, 1948, e gli Appuntì ricaso­liani (1853-59) pubblicati da CARLO PISCHEODA sulla stessa Rivista nel 1956). Il volume ottavo apre invece la pubblicazione dei documenti che illuminano la grande azione politica di Ricasoli, ancora sul piano regionale ma in stretto rapporto con lo svi­luppo generale del moto unitario italiano, e offre molte testimonianze per meglio chiarire i metodi e il carattere del barone, le dure forme della sua ostinazione e del suo orgoglio.
Più che notare gli elementi nuovi e interessanti, che possono trarsi, ad esempio, dalle lettere del Siccoli da Torino o del Battorelli da Roma, vorrei perciò segna* lare quale contributo questo carteggio porti alla comprensione dell'atteggiamento psicologico, ancor prima che politico, del Ricasoli nel 1859 e rilevare come i motivi costanti, che si accompagnavano alloro, nell'animo di lui, all'unitarismo più osti­nato, fossero il terrore di un nuovo '48 e, di conseguenza, un'accentuata e ostile fermezza verso la poveraglia, verso i contadini ed il clero.
Ricasoli ha di continuo presente l'esperienza dei casi lacrimevoli del 1848 e vuol duramente soffocare ogni disordine che possa nuovamente compromettere In causa nazionale e unitaria. Ai metodi fermi e repressivi incita, dal canto suo, il Lambnischi ni, pel quale in una terra di popolaccio come Figline bisogna evitare ogni occasione che il popolo si raduni in piazza; ti timidi aggiunge (che sono i più) rammentano il '49. Io non ho paura; ma conosco che con questa plebe insolente, che si crede senza legge, si può facilmente venire a cose spiacevoli, ora ad istigazione de* rossi, ora da chi piange Leopoldo . Ma il R. non ha bisogno d'incitamenti e scrive* .<A qualunque costo non voglio ombra dei *48! Se c'è per salvare qualche cosa del nostro paese, è quella dell'ordine congiunto alle manifesta-zioni legali e civili. Non è il popolo che comanderà al Governo; ma il Governo che devo indirizzare il popolo ai migliori destini che possono conseguirsi. Egli pone allora il suo carattere autoritario e intollerante, fondamentalmente antidemo-