Rassegna storica del Risorgimento

FINANZA
anno <1957>   pagina <537>
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Libri e periadici
cratico, al servizio della causa liberale e nazionale con fermezza e ostinazione eerto necessarie e indispensabili in quel momento storico
Ricasoli ha paura che la folla possa nuovamente prevalere e compromettere l'ordinato cammino verso l'unità e verso il regime liberale: il popolo non deve intervenire direttamente, non deve con le sue passioni, rivoluzionarie o reazionarie turbare l'ordine voluto dal Governo. 11 barone vuol tenere a freno il popolaccio delle città (t rossi tumultuanti di Livorno, quella gentaglia della quale gli scrive l'Ori and ini), ma soprattutto contadini e preti: Avverto che io sono avverso ad ogni sorta di turbolenza e sopra tutto a quella che venga da preti e contadini. Voglio gli uni all'altare, gli altri al campo >. Compito principale dei signori deve esser quello di tener a dovere i contadini (350, 363); simile dev'essere il compito delle autorità governative secondo gli ordini del barone: Chiedo che- tutte le autorità governative spieghino una intelligente energia, sia per contenere i preti, sia per contenere i coloni, onde Sietto tolte tutte le occasioni a che le popolazioni delle città s'irritino verso quelle delle campagne e l'intero popolo- si mantenga Concorde ed ordinato quanto più sia possibile, e il Governo si mantenga padrone dell'indirizzo dello spirito pubblico > (364).
Mene di preti e frati, di gesuiti e paolotti, ai danni della causa liberale e nazionale, son forse l'incubo maggiore del R. in quel tempo (vi si aggiunge il timore per un appoggio al federalismo dalla Francia, ostile a un'-;: Italia forte e grande >): ma qui si ascoltano anche le voci di quel clero liberale e patriottico toscano, che pur negli anni successivi si esprimerà vivacemente con giornali ed opuscoli. Credo anzi che una delle parti più interessanti e nuove di questo volume sia proprio nelle lettere inviate a R. da ecclesiastici devoti alla causa liberale italiana (151*53, 158-59, 162-63, 207-081. Si tratta di sacerdoti che rivendicano i loro sentimenti patriottici di fronte alle accuse che vengono rivolte a tutto il clero come a nemico dell'Italia e della libertà: si vorrebbe dipingerci alieni dalla causa santissima dell'indipen­denza italiana e dal legittimo e leale governo che la propugna, scrive uno di essi, che aggiunge: anche noi ci gloriamo d'essere italiani. Lamentano l'indifferenza e la neutralità di molta parte del clero italiano e dell'alto clero toscano e chiedono un aperto appoggio a coloro che combattono per la Patria, perchè affermano le cause dei popoli sono cause nostre . I fautori della neutralità si scusano dicendo che il rappresentante la religione di Gesù Cristo, che non riconosce distinzione dì schiatta, di località e si adatta ugualmente a ogni foggia di secolare governo, non dee aver colore. E ben correrebbe l'argomento nota il priore Cinti , ove si trattasse di trasformare il nostro regime governativo, ove vari partiti agitassero la Penisola, e correrà pure quando si tratterà dell'interno riordinamento, ma non ora (viva Iddio 1) che si corre a salvare popoli oppressi dalla tirannide la più insoppor­tabile, a vendicare i diritti dell'umanità sofferente; non ora che si combatte una guerra, che a buon diritto può dirsi crociata; non ora che ogni conato, ogni mira td altro non tende che a migliorare le condizioni sociali, già a mal punto ridotte; ravvivare il sentimento morale già bassamente corrotto; rielevare alla sua dignità e grandezza la Religione, che in un governo dispotico, astretta talora a inservire a fini politici, crasi ridotta a molti odiosa, indifferente a tutti (H linguaggio tenuto a noi sotto il morto regime era di padrone che grava, non di proteggitare che anima ; ci pesava vedere il clero così volgere in basso, avvilirsi alla condi­zione di vassallo, o adoperarsi a strumento di barbarie e d'oppressione o di puntello e di difesa alle esuberanze di coloro, che intanto che Io accecavano in parte col carezzare le debolezze e le passioni dei chierici, e col prodigar ciò di che dovean essere avari, lo straniavano intiero, divorziandolo dal laicato e dalla civiltà ). Per essi non valgono a scusare l'inerzia del clero le preoccupazioni pacifiste e d'impar­zialità: No, non vi ha ragione né in faccia di Dio, nò in faccia del mondo: il Sacerdote, che non coopera con ogni potere che è in lui alla causa santissima dei-
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