Rassegna storica del Risorgimento
FINANZA
anno
<
1957
>
pagina
<
538
>
538 Libri e periodici
l'italiana indipendenza, sorgente d'ogni bene temporale e religioso della Patria,, non soddisfa al proprio dovere, è traditore della sua celestiale missione.
A tali infuocate professioni di patriottismo il R. risponde con queste parole dirette all'abate Dini: Ho gradito molto la sua cortese lettera, la quale è veramente degna di un sacerdote, che intende i suoi tempi ed i veri interessi della Religione. Il clero colligiano ha belle tradizioni le quali potrebbero essere ispiratrici di quel rinnuovamento del delicato, che è nei voti di quanti deplorano il suo divorzio dalla civiltà. La S. V. mostra di non ignorarle, e questo mi è di con* torto. Mi consenta peraltro di ritenere le cose che Ella mi ha scritte come espressione dell'animo suo e di non dare loro il valore di una dichiarazione collettiva non trovando altra firma oltre la sua nel foglio che mi ha rimesso. Ciò per altro non toglie che la sua lettera mi sia stata meno accetta, perchè anche le manifestazioni del buon volere individuale sono per me argomenti a bene sperare .
Quelle caratteristiche di fermezza e durezza, d'intransigenza morale, che già il Ricasoli aveva manifestato nei rapporti familiari e privati, si trasferiscono ora anche nell'attività pubblica del barone, che non risparmia i giudizi severi su tutti coloro che possano compromettere o vogliano criticare la sua costruzione politica. Egli è duro anche contro lo stesso Lam bruschini (che difende l'autonomia toscana quale mezzo dialettico per Napoli e Torino), ma soprattutto con gli ostinati federa* listi o con i democratici: si vedano, per esempio, la sua fredda lettera indirizzata ad Alberi o l'altra, diretta al ministro dell'Interno, circa Pietro Sterbini, che in questi anni si tende a rivalutare (cfr.: L. RODELLI. La Repubblica romana del 1849, Pisa, 1955, e M. LUPO GENTILE, SulCesilio di P. Sterbini, in II Risorgimento, 1956) e che allora implorava ospitalità dal Governo toscano. Scriveva Ricasoli, legando insieme condanna politica e morale: Vi sono degli uomini, che sono l'iniquità personificata, e la cui sola apparizione rivolta la coscienza pubblica. Un governo non governa per sé, ma nell'interesse e nella quiete pubblica. Non basta remuovere l'origine del male.; occorre eziandio combatterlo perfino nelle apparenze. Lo Sterbini fa d'uopo ritorni d'onde venne, da dove non doveva essere mai partito, e fa d'uopo che parta in giornata, essendo questo il terzo giorno da che si reclama la sua partenza. FAUSTO FONZI
GAETANO CINCARI, Giustino Fortunato e il Mezzogiorno d'Italia j Firenze, Parenti, [1954], in 8, pp. 244. L. 1200.
GIOVANNI COTTONE, Giustino Fortunato, in Belfagor, a. IX (1954), un. 2 e 3, pp. 168-186, 307-333.
GAETANO SALVEMINI, Opere di Gaetano Salvemini, voi. I: Scritti suUa Questione meridionale (1896-1955) ; Torino, Einaudi, 1955, in 8, pp. XLL 664. L. 2500,
Esula dal nostro compito esprìmere un giudizio politico sulla coraggiosa posi* zinne che Giustino Fortunato assunse di fronte al malcostume ed alla superficialità con cui la classe dirigente meridionale affrontava i propri problemi, *) o sulla attività svolta da Gaetano Salvemini, nel quale riconosciamo l'uomo di azione, il maestro di vita, l'indogatorc profondo e lo scienziato che ha lasciato una notevole impronta nella società italiana contemporanea.
l) Sulla dottrina politica del Fortunato cfr. i miei Le lettere di Giustino FOT Ornato ad Ettore decotti (1886-1931), Napoli, Sue. Aspetti Letterari, 1953; La complessa figura di G. F., in Chiarezza, a. I, fase. 12 (Cosenza, dicembre 1955); G. Fortunato, in Volontà, a. IX, fase. 9 (Napoli, marzo 1956), pp. 502 ss.: Contraddizioni e lacune nella dottrina politica di G. F in Lucania, a. III, fase 1 (Potenza, gennaio-giugno 1956).