Rassegna storica del Risorgimento
FINANZA
anno
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1957
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pagina
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539
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Libri e periodici 539
In questa sede -gli scritti pubblicati da Gaetano Salvemini tra il 1897 ed il 1955, raccolti oggi nei suoi Scritti sulla Quextione meridionale, il saggio del Ciugari e quello del Cottone non interessano per le critiche che a se stesso muove il Salvemini o per l'interpretazione che vien data all'opera politica svolta dal deputato lucano, ma soltanto per il contributo che essi apportano allo studioso della storia del Regno d'Italia.
Ponendo in evidenza gli aspetti di una epoca e la diversa concezione con la quale scrittori ed uomini politici militanti in opposte corrènti politiche esaminavano quello che costituiva il più complesso problema che tormentava, nel suo primo cinquantennio di vita, il giovane Regno d'Italia gli scritti del Salvemini, il saggio del Cingari e quello del Cottone ci aiutano a comprendere meglio, e sotto ogni suo aspetto, la vita politica, sociale ed economica quale si svolgeva nel nostro Paese durante l'età umbertina e quella giolittiana.
Anche se sono diverse lo conclusioni cui pervengono Giustino Fortunato e Gaetano Salvemini, questi due scrittori politici, che tra coloro i quali haano trattato del problema del Mezzogiorno d'Italia rappresentano due concezioni e due mentalità in netta antitesi tra di loro, possono, bene a ragione, in questa sede, essere avvicinati. Dotati entrambi di una salda preparazione e di un profondo acume, riescono sostanzialmente ad individuare le cause di questo complesso problema, che è. ad un tempo, sociale, economico e politico.
Completandosi a vicenda, senza d'altra parte che l'uno abbia esercitato la prò* pria influenza sull'altro (quando il Salvemini inviava i suoi scritti a La Critica sociale non aveva ancora letto, come egli stesso chiarisce nella introduzione alla sua raccolta, i lavori del Fortunato che vennero pubblicati soltanto nel 1910), sia il Salvemini sia il Fortunato, nel ricostruire la vita italiana nei primi decenni del Regno, denunziano la debolezza della classe dirigente e richiamano l'attenzione del Paese sulla inferiorità sociale, oltre che economica, del Mezzogiorno d'Italia ed insistono sulla necessità di affrontare e risolvere la questione -meridionale non come problema interessante le sole Provincie del Mezzogiorno, ma come quel prò* blema che si frapponeva alla concreta e definitiva unità nazionale la quale, indiscutibilmente, risentiva delle differenze sostanziali esistenti tra le Provincie del nord e quelle del sud della penisola.
Le ricerche e le indagini condotte con obbiettività e senso critico non comune, pongono questi due scrittori, che pur traggono origine da una diversa preparazione culturale ed ideologica, di fronte ad una realtà che non può essere sottovalutata: il sistema che caratterizza la vita politica italiana nell'età umbertina e nel primo decennio del secolo XX, rendeva impotente la classe dirigente a risolvere la Questione meridionale.
Pur denunziando le condizioni miserrime in cui versavano le popolazioni del Mezzogiorno d'Italia e pure intuendo come l'origine del male fosse da ricercarsi nell'inveterato sistema che teneva in uno stato di inferiorità e lontani dalla vita pubblica i ceti meno abbienti, Giustino Fortunato, nel prospettare quella che egli riteneva potesse essere la risoluzione della Questione- 'meridionale, non tenne sé? stanzialmente conto degli interessi e delle aspirazioni proprie dei ceti sociali diversi da quella borghesia cui egli assegnava la funzione di classe dirigente.
Il deputato lucano mosse, le più aspro critiche a quel sistema politico che, alimentato dalla corruzione e dal favoritismo, caratterizzava la vita italiana tra la fine del secolo XIX e l'inizio del secolo XX sol perchè esso ostacolava la formazione di una salda e sana media borghesia, la quale, assumendo una funzione fondamentale, ma non certo preminente, nella vita dello Stato, avrebbe consolidato la posiziono della ricca borghesia e consentito, conscguentemente a questa di risolvere la Questione meridionale,.
Il giovane collaboratore de La Critica sociale, pur rifacendosi attraverso una personale, acuta, profonda indagine storica, alle stesse premesse da cui parte Giù