Rassegna storica del Risorgimento
RICCI GIUSEPPE ; RICCINI GIROLAMO
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1918
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A. Sorbetti
Intorno al terzo e quarto capo cV incolpazione.
Attesoché dagli atti dei suddetti processi risolta: Che nell'estate dell'anno 1833 l'assessore di polizia dottor Carlo Bonazzi incaricato dal ministro di Buon Governo di visitare le lettere provenienti dalla Francia e dalla Svizzera ove si credeva esistesse il Gomitato generale della nuova setta La Giovine Italia diretta da Giuseppe Mazzini, riusciva a sequestrare due lettere, l'ima in data di Losanna 27 giugno 1833 a firma Giorgio della Rocca con indirizzo al signor Giacomo Mattioli-Bertacchini professore in legge e giusdicente a Modena per Pavullo, avente segni ed abbreviature settarie, colla quale si approvava un certo piano di rivoluzione delle Provincie del Frignano e della Garfagnana come spedito dal Mattioli alla setta, con osservazioni e norme di contegno rispetto ad alcuni nuovi affigliati, alla quale lettera dicesi fosse unito un pezzetto di carta portante la firma del Mattioli, come se fosse stata tolta dal piano stesso, "e ciò a prova che, era pervenuto allo scrivente Giorgio della Rocca sotto il qual nome vedovasi la persona del Mazzini; l'altra in data di Marsiglia 2 agosto 1833 scritta totalmente con gergo settario, con sottoscrizione a numeri arabici e contenente un foglietto e mezzo con numeri arabici convenzionali, diretta al signor avvocato Giacomo Mattioli-Bertacchini, giudice e professore;
Che da ciò ebbe principio il processo contro il giudice Mattioli, il quale arrestato nel luglio di detto anno e sottoposto più volte ad interrogatorio si mantenne sempre negativo e solo ammise che nel 1831 prima del febbraio aveva potuto avere in distinte epoce due piani di rivolta consimili dal suo scrittore Bellettini Pietro di Fanano e che uno l'aveva spedito all'inallora direttore di polizia Vincenzo Poli suo padrigno; ma il Governo all'appoggio delle lettere e di altre minori circostanze che davano apparenza di verità alle stesse lettere, ritenendo colpevole il Mattioli e volendo scoprire i suoi complici, andava continuamente eccitandolo a confessare, ed il custode Callotti d'accordo specialmente coll'assessore Bonazzi, metteva in opera i mezzi più vituperevoli per indurvelo, sia col tenerlo chiuso per lungo tempo nelle più cattive segrete, sia col fargli credere che altri suoi compagni già arrestati avevano confessato, sia coir annunziargli ohe sarebbe stato condannato alla forca, sia col far cadere nel suo carcere una lettera del Bonazzi diretta al GallotU con cui lo avvisava di preparare l'occorrente per una esecuzione capitale, sia col porre il Mattioli nella carcere destinata pei condannati a morte e col fargli passare innanzi uomini armati ed un secondino vestito da prete come se dovesse tra breve venire condotto al supplizio; per cui vinta la sua