Rassegna storica del Risorgimento

RICCI GIUSEPPE ; RICCINI GIROLAMO
anno <1918>   pagina <500>
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A. Sorbetti
nominato Bollettini Pietro trovandosi con essi in Francia ed in To­scana aveva confessato di avere egli stesso inventate e spedite le preaccennate lettere da Losanna e da Marsiglia al giudice Mattioli, imitandone, come ben sapeva fare, la sottoscrizione nel biglietto che stava unito a quella di Losanna, per vendicarsi di lui che lo aveva defraudato nella promessa d'impiego e denunziato al Governo di Mo­dena nel 1831 come rivoluzionario ; il qual fatto sebbene il Bollettini lo abbia negato nel suo esame, pure convenne nella falsità di quelle due lettere e volle insinuare che erano state composte e spedite al Mattioli da un emigrato piemontese per vendicarsi di lui sapendolo un nemico acerrimo dei liberali; ma in conferma che le lettere erano veramente state scritte da Bellettini concorre il giudizio cai-ligrafico ottenuto nel 15 dicembre 1862, col quale è stabilito che la lettera missiva colla data di Marsiglia è di carattere indubitato di Pietro Bellettini e che avvi una marcata somiglianza fra il carattere stesso e l'altra lettera spedita da Losanna ;
Che anche il Mattioli, sentito con giuramento, ebbe a ritrattare le confessioni fatte per sé ed a carico delle persone condannate come suoi complici, dicendo di esservi stato indotto dalle terrizioni e dai maneggi di sopra accennati; e deponeva eziandio che una volta fu visitato in carcere dal ministro Riccini accompagnato dall'assessore Bonazzi e dal cancelliere Ferrari per trovare, diceva M Rietini, un mezzo acconcio onde salvarlo dalla morte, presentandogli una carta contenente la confessione del piano di rivolta e la domanda di per­dono a Sua Altezza Reale incalzandolo a svelare i complici con mi­naccia di perdere la sua grazia; che in seguito il Gallo iti gli diceva che si gettasse nelle braccia dell'assessore il quale insieme col mini­stro Biecini lo avrebbero aiutato in modo da venire a capo di sua confessione; anzi l'assessore recatosi da lui una sera lo incoraggiò ad unirsi ali' intento del Governo, che voleva purgare lo Stato dai malevoli, e in così dire lo metteva a cognizione del piano e dei nomi dei congiurati, ed a mezzo dei Gallotti gli spediva man mano le di­verse corrispondenze politiche dei diversi Stati d'Italia, da cui potè desumere il piano di rivoluzione e servirsene nelle confessioni in ag­gravio dei pretesi complici, registrate negli atti del Ministero di Buon Governo verso la fine di giugno e nel luglio 1834 : e queste cose de­poste dal Mattioli sebbene non sieno confermate direttamente dalle persone che a quel tempo si trovavano nell'ergastolo, pure dalle loro deposizioni si hanno gravi argomenti per ritenerle assai verosimili e sopra tutto vengono in conferma del fatto che Mattioli durante le sue confessioni si teneva in continua corrispondenza col Ministero di Buon Governo;