Rassegna storica del Risorgimento

BIBLIOGRAFIA ; VENETO
anno <1957>   pagina <572>
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Roberto Cessi
fermezza, se non ottenne l'adempimento del programma integrale (e di ciò si dolse a sua giustificazione), non rinunciò ai capisaldi, fino a vincere sulla stanchezza del suo interlo­cutore, melanconicamente rassegnato a perdite, di cui forse egli, nell'impotenza di resistere, senti la gravità.
Ancora una volta l'infelice accordo fu apprezzato a Pa­rigi con suprema leggerezza, quasi bastasse spogliare un ca­davere per togliere all'avversario il largo profitto altrimenti elargito gratuitamente.
E non era tutto. Trasformando, col possesso delle due sponde, l'Austria, potenza continentale, in potenza marit­tima, si tramutava anche la finizione dell'Adriatico, il cui inorientamento era legato all'interesse orientale della mo­narchia absburgica e creava irreparabile frattura tra l'oc­cidente e l'oriente. Vero è che la funzione mediatrice di Venezia era da tempo isterilita, da che le vie continentali per l'Europa centrale e occidentale, facenti capo a Venezia, erano pressoché inutilizzate e la via adriatica era divertita ad altra meta per tramite dello scalo triestino. Il crollo del governo aristocratico era l'epilogo anche di una profonda crisi econo­mica, che si dissolveva senza che subentrassero nuove prospet­tive e nuove energie. Sintomatico e significativo era il gesto di abdicazione del Maggior Consiglio, accompagnato al rifiu­to, nell'atto dello scioglimento, di designare un successore o un erede, che accogliesse o preservasse dalla dispersione il su­perstite patrimonio nazionale. All'abdicazione succedeva il vuoto, e la Municipalità, arbitrariamente combinata, non ave­va alcun titolo né legale né morale per rendersi interprete degli interessi di una nuova società. La Municipalità non era l'organo di una società rinascente e rinnovata; era soltanto il liquidatore dell'eredità passiva lasciata dal defunto regime, incapace di (intraprendere la riorganizzazione delle energie ancora attive e di imprimere ad esse l'impulso di nuovo rit­mo. I mura cip alisti non portavano la eco di nuovi bisogni so­ciali: la loro voce non era che l'eco, piuttosto tramortita, per quanto apparentemente nutrita di violenza, del vecchio lin­guaggio illuministico, meccanicamente ripetuto, tutto infar­cito di metafore e di principi astratti di una pseudo democra-