Rassegna storica del Risorgimento

BIBLIOGRAFIA ; VENETO
anno <1957>   pagina <574>
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574 Roberto Cessi
l'era quello austriaco, non soltanto perchè il nuovo domina­tore non poteva abdicare ad alcuno i suoi poteri, ma anche perchè la funzione della vecchia aristocrazia era stata distrut­ta e non poteva essere risuscitata nei pochi superstiti dell'im­mane naufragio. Se la vecchia società non poteva risollevarsi dal collasso, che l'opprimeva, la nuova non aveva ancora preso corpo né politicamente, né socialmente, e però doveva lasciar posto al dominio straniero, in veste liberale o in veste di illu­minato assolutismo, al vaglio del quale sorgevano le premesse di una nuova coscienza.
Il mutamento di stato politico, che abbassava Venezia e il suo dominio dal livello di sede di governo sovrano e di stato indipendente a quello di provincia di un grande impero, ave­va forti ripercussioni sopra la situazione generale della vita, perchè metteva a nudo tutti i mali di una gravissima crisi dis­simulata nell'immobilismo amaro degli ultimi tempi, e, isti* tuendo un nuovo bilancio, doveva scontare tutti gli effetti del passivo cumulato da una amministrazione deficitaria.
Per il momento la nuova gestione non poteva registrare che risultati negativi in presenza della paurosa situazione pa­trimoniale di buona parte dell'oberato ceto patrizio e della conseguente crisi fondiaria. Ma il primo dominio austriaco fu di troppo breve durata, perchè potesse, se pur avesse avuto possibilità o volontà, portare valido contributo ad apprez­zabile risanamento economico, quando non ebbe il tempo di attuare stabile riassetto amministrativo. Il governo francese, che a esso subentrò, radicalmente innovatore negli ordina­menti amministrativi, in armonia all'indirizzo imperiale ac­centratoro francese espresso dalla reazione sociale napoleo­nica, sviluppò nel regno una politica economica e fiscale, forse non sempre vantaggiosa per la generalità dell'economia fran­cese, eertamente negativa per l'interesse italico delle provincie settentrionali.
In misura più ampia e più intensa gravò sul Veneto a segui­to della contrazione dell'esiguo movimento commerciale soprav­vissuto al cessato regime, della sofferenza delle poche industrie (quella delle vetrerie, quella laniera, e la produzione serica) soffocate da gravami, ma soprattutto della pressione fiscale