Rassegna storica del Risorgimento

BIBLIOGRAFIA ; VENETO
anno <1957>   pagina <577>
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// Veneto nel Risorgimento 577
profondo che non fosse l'apprezzamento dell'esteriore visione politica di un governo piuttosto che di un altro. Il grido della folla, che deprecava le azioni dell'esperimentato regime e s'ap­pressava al nuovo, fidente di una promessa, che, delusa, strap­pava nuova rampogna, era, a hen considerare, la eco di acuto stato di crisi, non altrimenti sanabile se non adeguando la condotta politica al grado di avanzamento dell'evoluzione sociale. Ma la classe dirigente, cristallizzata su vecchia immu­tabile tradizione, non aveva capacità di intendere il signifi­cato di questa voce, né il coraggio di una rinuncia: ed essa, piuttosto che meditare sul monito palpitante, che scaturiva dalla realtà quotidiana, preferiva esagerare il valore di ma­nifestazioni esibizionistiche di salotti eleganti e sfaccendati per inasprire la condotta di persecuzione e di compressione, al riparo della quale si credeva poter placare lo stimolo di una erisi, che si ostentava di ignorare.
Ai rapporti, che denunciavano la gravità della situazione economica in città e campagne, contrazione di produttività, carestie, aumento di prezzi, insostenibilità di oneri fiscali, pa­ralisi del commercio (e Venezia e il suo porto erano documento cocente della crisi persistente), non si porgeva ascolto, né si provvedeva. Non l'aveva fatto il governo francese, perciò ca­duto in discredito; non lo fece il governo austriaco, contro il quale, trascorso il momento dell'iniziale euforia, si diressero gli strali della melanconica delusione. A convalidare gli effetti, che questa produceva, valeva assai più il sordo malcontento, sollecitamente riacceso nelle masse anonime di quanti dove­vano subire le tristi conseguenze, che non il cicaleccio dei cir­coli intellettuali, o le maldicenti conversazioni di una no­biltà disoccupata, o il platonico dissertare in qualche Loggia, ancora pregna di spirito illuministico E il governo, tanto affe­zionato all'arte poliziesca, prendeva a cuore questi effimeri quanto innocui episodi per esercitare l'ufficio di repressione, ch'era inscritto nei precetti della sua dottrina. L'inasprimento della crisi, ehe corrodeva alle basi l'edificio dello stato, non lo interessava, convinto che le verbose declamazioni libertarie propalate tra il popolo fossero la causa del male anziché l'ef­fetto, e bastasse eliminare queste con vigoroso colpo di scure