Rassegna storica del Risorgimento

BIBLIOGRAFIA ; VENETO
anno <1957>   pagina <581>
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Il Veneto nel Risorgimento 581
1821, nel 1822, nel 1824 e in anni successivi. Il metodo era sempre il medesimo: e nonostante l'esperienza spesso dimo­strasse l'inutilità, non subì mutamento, non certo a profitto del regime, che con l'adozione, sempre pia intransigente di tali sistemi accrebbe intorno a sé il malcontento anche in que­gli strati, che, amanti del quieto vivere, avrebbero accettato un regime straniero più tollerante.
4. Non tutto però era fantasia. Circolava uno spirito di congiura, alimentato da idee contraddittorie e confuse, bo-napartiste, murattiane, libertarie, mescolate di sentimenti francesi e di municipalismo indigeno, da una contessa d'Ar-maud al co. Dandolo, convergenti nel carbonarismo, nel quale si unificavano nel crogiuolo di un fine comune, che costituiva la saldatura tra ispirazioni diverse, l'opposizione al governo austriaco. E singolare e significativo che il focolaio di tale con­fuso movimento trovasse ospitalità soprattutto nel Polesine, tra il 1817 e il 1818, sia per la vicinanza ai luoghi di prove­nienza, dai territori pontifici, sia, e più, perchè trovava nel­l'esperienza di ribellione all'assolutismo francese una predi­sposizione al risveglio.
Uomini e luoghi erano i medesimi, anche se gli obbiet­tivi contingenti erano diversi. Il Polesine era la culla, dalla quale il movimento si diffondeva abbastanza largamente e con sufficiente rapidità; Crespino era il centro, che poi si spo­stò a Fratta; il dottor Foresti, irrequieto magistrato, fu l'ani­matore. Naturalmente le trame, per quanto caute e segrete, non sfuggirono alla sospettosa vigilanza austriaca, solleci­tata a esagerarne l'importanza ed anche l'ampiezza, e senza indugio procedette all'arresto dei prevenuti, e, con provvedi­mento d'eccezione, quasi fosse in pericolo l'incolumità dello Stato, istituì nel 1819 una Commissione criminale, nella quale facevano le prime esperienze uomini, che divennero tristemente famosi negli annali giudiziari austriaci, dal co. Gardani, al cons. Tosetti, ad Antonio Salvotti, al Rosmini ed altri, col mandato di giudicare i colpevoli di appartenenza alla Carboneria.
Con questa procedura iniziava il primo grande processo politico, che si innestava a quello lombardo contro il Pellico,