Rassegna storica del Risorgimento

BIBLIOGRAFIA ; VENETO
anno <1957>   pagina <583>
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Il Veneto nel Risorgimento 583
i compromessi a dissimulare. L'azione del clero concorreva, in obbedienza a ordini governativi, a comprimere nelle popo­lazioni l'affiorare di sentimenti liberali, specie dopo la con­danna papale contro la carboneria, che imponeva ad eccle­siastici ed a fedeli un caso di coscienza.
Ma l'Italia era un vulcano pronto ad esplodere spaven­tosamente. Le repressioni militari, le restaurazioni politiche, le persecuzioni poliziesche avevano ottenuto l'effetto oppo­sto sullo spirito pubblico, mentre di pari passo all'inarresta­bile maturazione di una migliore attività sociale anche le pro­spettive politiche del processo rivoluzionario andavano assu­mendo figura meglio definita e nella espressione dottrinaria e nei fini concreti. Lo spirito carbonaro, precisando i valori unitari, dava maggior coerenza all'attività rivoluzionaria, quasi preludendo e innestandosi nei solidi profili mazziniani, destinati ad avvincere le varie tendenze rivoluzionarie a una ideale comunanza d'intenti. Nell'apparente stasi, nella quale sembra macerare il decennio, che succedette alla effimera esplosione del 1821, gli spiriti furono assopiti, non spenti. Nel silenzio affinarono la consapevolezza del proprio essere; il Nuovo Catechismo carbonaro non restò ignorato, e le menti si prepararono ad accogliere il verbo mazziniano. Né le osse­quiose abdicazioni di autorità accademiche furono sufficienti a dissipare nella gioventù studiosa la speranza di nuovi ideali, e forse neppure in qualche professore, se vero sia il sospetto, che sopra i suoi sentimenti era formulato da confidenti più. o meno degni di fede. È perciò giustificata la perplessità, con la quale era seguita l'apparente calma dalle pubbliche auto­rità: si temeva che rispuntassero germi venefici, quando tutta Italia era percorsa da un fremito occulto, dissimulato, che ad attenti osservatori non poteva sfuggire.
Appena la fiaccola sia riaccesa, essa illumina di nuova luce gli spiriti, che stanno in ascolto, e li riscalda, pronti a rial­lacciare le fila, forse mai del tutto abbandonate, con l'esterno. Gli eventi stranieri, del 1830, risuscitavano l'allarme. In ve­rità le perquisizioni erano poco fruttifere, ma sufficienti a ri­levare l'esistenza di scambi clandestini con centri di attività rivoluzionaria esterna, mantenuti, ciò che più importa, non