Rassegna storica del Risorgimento
BIBLIOGRAFIA ; VENETO
anno
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1957
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pagina
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587
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Il Veneto nel Risorgimento 587
tcnte e diuturna sorveglianza ammonivano che le acque erano tutt altro che tranquille e gli spiriti non erano placati, e non potevano esserlo, quando essi non trovavano adeguata soddisfazione ai bisogni materiali e morali, e subivano la tirannia di una persecuzione poliziesca con tacita irritazione piuttosto che con rassegnazione, ritemprandosi per tempi migliori. Intanto ascoltavano la voce di messaggeri, che parlavano di libertà e di indipendenza, e, pur essendo d'alto grado, non erano invisi al minor ceto e più sospetti ancora e temuti dal governo, che ravvisava da ogni parte congiurati e congiure, anche se inesistenti.
7. Forse la recente dottrina mazziniana dell'insurrezione, dopo, gli insuccessi del 1831-34, appetiva meno: e chi nel Veneto ad essa s'accostava, doveva cercare altrove il teatro di azione. Tale il caso dell'iniziativa dei Bandiera, costretti ad esulare, a riannodare l'organizzazione delle loro trame nel-YEsperìa, lontano dalla patria, e porre ad obbiettivo delle loro macchinazioni una regione ad essi ignota, non per sottrarsi alle severe sanzioni austriache, ma perchè il Veneto appariva terreno meno propizio a una insurrezione. In realtà nel Veneto una chiarificazione politica tra. sopravvivenze di lontano passato, di impreciso filobonapartismo e di municipalismo veneziano, riaffacciato al grido di Viva S. Marco , ed incalzanti nuove aspirazioni diffuse da catechismi e istruzioni, da romanzi e memoriali, assai lentamente avanzava anche nei ceti intellettuali più elevati.
Lo spirito pubblico invece non restava estraneo ai dibattiti dei capitali problemi regionali, nei quali in anticipazione si esprimeva l'invisibile ed inconfessata esigenza politica dei tempi nuovi.
Ne è esempio il fervente dibattito sul problema ferroviario, non meno appassionato, dopo il 1840, nel Veneto che in Piemonte, anche se impostato su criteri disformi: ed è rilevabile, che su quell'arena esercitassero le loro prime esperienze uomini, che saranno artefici del tumultuoso biennio, da Manin a Iacopo Castelli. E se a quei dibattiti, che trovano più larga ospitalità nel Congresso del 1847, si associano taluni