Rassegna storica del Risorgimento

BIBLIOGRAFIA ; VENETO
anno <1957>   pagina <592>
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Roberto Cessi
zionali, che erano l'indice della maturità della nazione, per quanto incrinate, segnavano una tappa, dalla quale non era possibile retrocedere.
Se l'insuccesso del biennio (ed è superfluo qui indagarne le cause remote e contingenti) ritardava, con grave incomodo di tutta Europa, la soluzione del problema italiano; se la rea­zione teutonica, accarezzata dall'imperialismo bonapartesco e dal mellifluo liberalismo conservatore britannico, poteva ancora riaccendersi con rabbioso furore sulle terre italiane, ritornate al suo dominio; l'esperienza della troppo breve li­bertà, pur con gli immancabili errori, aveva lasciato una trac­cia assai profonda nell'animo dei popoli, sì che la polizia do­vette rimettere in onore i peggiori vieti metodi di persecuzione per fronteggiare una situazione più (greve e più compromessa spiritualmente di quella che aveva lasciato per pochi mesi.
Il mesto calvario era ripreso e il martirologio si allargava in proporzione della consapevolezza, che il tempo aveva svi­luppato. Si disse che i ceti popolari restarono assenti, passivi spettatori di questi dolorosi eventi, sopportando con rassegna­zione la propria sventura. E non è vero.
Se fra i ceti popolari, artigiani di città e abitanti del con­tado, non si era sviluppata una coscienza di classe, che con­ferisse una personalità come tali, nella misura di quanto si riscontrava nel ceto dei possessori, è però vero che quegli uo­mini diedero largo contributo di sacrificio e di sangue come cittadini, in un tempo, in cui l'orgoglio di classe in essi non era ancor sviluppato, e scesero a combattere per una causa, che non era la loro, secondo la definizione del Mazzini, per ob­bedire al dovere civico dettato dalla loro coscienza di Italiani. Legittima e giustificata perciò è la fiera protesta elevata dagli esuli contro l'accusa di infingardaggine lanciata a carico di quel popolo, che aveva offerto l'olocausto di suoi figli proprio per salvare la causa di coloro, che, dopo aver beneficiato del loro sacrificio, riversarono su essi l'onta del disprezzo. Non era vero. Accanto a nobili convertiti, accanto a insigni pro­fessionisti, accanto a intellettuali, accanto ai possessori e borghesi, stavano l'artigiano, il lavoratore, il contadino, che nell'esercito e nelle bande volontarie non esitavano ad accor-