Rassegna storica del Risorgimento
BIBLIOGRAFIA ; VENETO
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1957
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Roberto Cessi
zionali, che erano l'indice della maturità della nazione, per quanto incrinate, segnavano una tappa, dalla quale non era possibile retrocedere.
Se l'insuccesso del biennio (ed è superfluo qui indagarne le cause remote e contingenti) ritardava, con grave incomodo di tutta Europa, la soluzione del problema italiano; se la reazione teutonica, accarezzata dall'imperialismo bonapartesco e dal mellifluo liberalismo conservatore britannico, poteva ancora riaccendersi con rabbioso furore sulle terre italiane, ritornate al suo dominio; l'esperienza della troppo breve libertà, pur con gli immancabili errori, aveva lasciato una traccia assai profonda nell'animo dei popoli, sì che la polizia dovette rimettere in onore i peggiori vieti metodi di persecuzione per fronteggiare una situazione più (greve e più compromessa spiritualmente di quella che aveva lasciato per pochi mesi.
Il mesto calvario era ripreso e il martirologio si allargava in proporzione della consapevolezza, che il tempo aveva sviluppato. Si disse che i ceti popolari restarono assenti, passivi spettatori di questi dolorosi eventi, sopportando con rassegnazione la propria sventura. E non è vero.
Se fra i ceti popolari, artigiani di città e abitanti del contado, non si era sviluppata una coscienza di classe, che conferisse una personalità come tali, nella misura di quanto si riscontrava nel ceto dei possessori, è però vero che quegli uomini diedero largo contributo di sacrificio e di sangue come cittadini, in un tempo, in cui l'orgoglio di classe in essi non era ancor sviluppato, e scesero a combattere per una causa, che non era la loro, secondo la definizione del Mazzini, per obbedire al dovere civico dettato dalla loro coscienza di Italiani. Legittima e giustificata perciò è la fiera protesta elevata dagli esuli contro l'accusa di infingardaggine lanciata a carico di quel popolo, che aveva offerto l'olocausto di suoi figli proprio per salvare la causa di coloro, che, dopo aver beneficiato del loro sacrificio, riversarono su essi l'onta del disprezzo. Non era vero. Accanto a nobili convertiti, accanto a insigni professionisti, accanto a intellettuali, accanto ai possessori e borghesi, stavano l'artigiano, il lavoratore, il contadino, che nell'esercito e nelle bande volontarie non esitavano ad accor-