Rassegna storica del Risorgimento
BIBLIOGRAFIA ; VENETO
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1957
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594 Roberto Cessi
bardo-Veneto, e di aiutare il sorgere di quel regno dell'Alta Italia, che era il sogno e l'aspirazione della politica sabauda. Forse nemmeno tutti quei Veneti, di cui Manin era interprete, erano lusingati a sostituire a un regno austriaco un regno sabaudo. Comunque Radetzky con la spada per il momento aveva risolto il problema, e, a prevenire ulteriori sorprese, aveva dato materia i con l'unificazione militare alla unificazione politica ed amministrativa delle due regioni,- che fu la conclusione dedotta dalla esperienza recente da parte del governo absburgico.
Non è qui il caso di valutare quale sia stato l'utile o il danno di questa unificazione sia agli effetti politici ed amministrativi, sia a quelli economici e finanziari. L'unificazione non contribuì a conciliare i sudditi col sovrano, né a placare la loro insofferenza. L'avversione accrebbe, la resistenza accentuò, e le persecuzioni poliziesche non valsero a calmare spiriti inquieti, sempre protesi in ansiosa attesa.
L'annuncio di una nuova guerra di liberazione dalle Alpi all'Adriatico mise in sussulto chi attendeva la riscossa. Molti furono gli increduli, che non si erano lasciati sedurre dalla politica cavouriana di compromesso col bonapartismo. Molti non trassero buon auspicio da una poco appropriata contaminazione dell'idea liberale con l'imperialismo assolutista d'oltralpe. Specialmente coloro che s'attendevano il riscatto dal contributo di energie popolari, impegnate nella lotta atti* va sui campi di battaglia e nella non meno efficace resistenza passiva, non si illudevano, quanto si illudeva il conservatorismo cavouriano, che un Bonaparte si sacrificasse tanto generosamente per il bene d'Italia, e tanto meno con disinteresse.
Le previsioni non tardarono a smentire le fallaci speranze cavouriane e ad avvallare le previsioni pessimistiche di quelli, che avevano sempre diffidato dell'utilità e del successo della politica piemontese. Villafranca pose il suggello all'equivoco, nel quale era stata sorpresa la sottigliezza cavouriana, sedotta dall'ambizione sabauda, e riaprì il problema, che, appena sfiorato, era stato altrimenti superato dieci anni prima: la separazione del Veneto dalla Lombardia.