Rassegna storica del Risorgimento
BIBLIOGRAFIA ; VENETO
anno
<
1957
>
pagina
<
595
>
// Veneto nel Risorgimento 595
10. Nuove deiasioni, nuovi rammanchi, nuove recriminazioni. Il problema veneto ora si ripresentava in limpida semplicità, ma anche in tutta la sua drammaticità. La possibilità di un riscatto sembrava ormai definitivamente preclusa: il triste pellegrinaggio dell'esodo era la risorsa della disperazione. A quanti avevano sperato, a quanti nella speranza avevano osato e si erano compromessi, non restava altra alternativa: o il carcere o l'emigrazione. E l'emigrazione politica fu il doloroso retaggio di una politica, che aveva subordinato l'interesse nazionale a quello dinastico. E d'altronde era apparsa tosto chiara l'impotenza di questa condotta politica ad affrontare e risolvere il problema veneto. Gli sforzi dell'emigrazione per trovare una soluzione o traverso una transazione finanziaria, quale proposero il Pasini, l'Avesani, il Pincherle, il Paleocapa ed altri, a Torino, a Parigi, a Londra, e caldeggiarono con vanitosa esibizione il Cobden e il Browning, ovvero traverso una imposizione diplomatica internazionale sotto minaccia di scatenare una guerra generale, urtavano contro la muraglia dell'incomprensione.
Erano chimere ! Il governo di Torino non aveva tanta autorità da farsi ascoltare in un senso o nell'altro; Vienna non avrebbe mai accettato un ricatto o una umiliazione; Parigi e Londra non erano disposti ad azzardar il rischio di altre guerre. Il pessimismo del Paleocapa, che così si esprimeva a ragion veduta nonostante la stima nutrita per Cavour, era risultato di una riflessione di buon senso.
Ai Veneti era aperta una sola via: resistere all'interno con pazienza e rassegnazione, tenendo accesa la fiaccola del patriottismo; aiutare all'esterno gli emigrati* come fece il comitato torinese, perchè con la loro presenza ricordassero ai fratelb" liberati le sofferenze dei fratelli ancora soggetti al giogo straniero, e, con la loro protesta, all'Europa il loro diritto conculcato.
L'unificazione dell'Italia non poteva compiersi, che in due modi, o per insurrezione popolare, come aveva preconizzato in tempo remoto Mazzini, o traverso il crogiuolo di una crisi bellica generale europea, secondo la profezia di Cosimo Ridolfl.