Rassegna storica del Risorgimento

BIBLIOGRAFIA ; VENETO
anno <1957>   pagina <597>
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// Veneto nel Risorgimento 597
dall'Orologio di Padova in. confronto dei patriarchi Milesi, Pyrker e Monico e del vescovo Farina), sì è servito, soprat­tutto nelle campagne, della suggestione del clero per arginare la propaganda liberale, ma è altrettanto vero che un proble­ma religioso non fu mai posto, neppure nei momenti più acuti della crisi nazionale. Non risulta in verità che l'intervento individuale o collettivo del clero sia stato determinato da preoc­cupazioni religiose, ma piuttosto da considerazioni politiche sia nei suoi aspetti conservatori di conformismo governativo, sia di patetico ossequio ai nuovi ordini politici, sia di calo­rosa adesione all'idea liberale, alle manifestazioni di italia­nità, all'opera di riscatto. Un abate Talamini o un don Busi-naro, convinti ed assidui cooperatori dell'azione cospirativa, al pari di un don Tazzoli, non furono meno cattolici o meno ortodossi di un card. Monico o di un vescovo Bricito, riservati fiancheggiatori dei governi provvisori. Le loro parole e le loro azioni esularono completamente da ogni men che rispettoso ossequio al tradizionale e incontaminato sentimento religioso e cattolico. Non diverso era lo spirito del più intransigente ed irrequieto rivoluzionario, quale fu il Tommaseo, che, an­che dopo la tanto discussa allocuzione di Pio IX del 29 aprile, fra tanti clamori desiderava rendere devoto omaggio alla san­tità pontificia, al pari di Daniele Manin. Nelle loro coscienze il problema religioso era nettamente dissociato da quello po­litico, e nessuno era disposto a compier atto che quello ledesse. Tanto è vero che lo stesso Manin pur nelle ristrettezze finan­ziarie, in cui il governo si dibatteva, in uno dei momenti tra­gici della dolente storia, consapevole dei sentimenti del clero, non volle metter le mani sui beni e sugli ori delle chiese per togliere anche l'apparenza che un problema politico si tra­mutasse in una questione religiosa lesiva della coscienza pub­blica.
Una preoccupazione religiosa non entrò mai nei calcoli, nonché delle masse popolari, neppure di quei ceti intellettuali, che assunsero la responsabilità di direzione del movimento rivoluzionario, neppure in ardenti mazziniani.
Se in coscienze individuali penetrarono scrupoli religiosi, come in un Lambmschini o in un Ricasoli, il turbamento di