Rassegna storica del Risorgimento

BIBLIOGRAFIA ; VENETO
anno <1957>   pagina <598>
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598 Roberto Cesti
coscienza non era ereato dal timore di offendere o minorare con l'azione politica l'integrità del patrimonio spirituale dei padri, ma dal desiderio di giustificare e conciliare in essa, sen­za alcuna contaminazione, i palpili dei nuovi ideali umani
Lo stato d'animo e la coscienza religiosa dell'uomo del Risorgimento, partecipe della più calorosa passione, che in­fiammò la generazione in cui visse, non potrebbero esser me­glio delineate e descritte con la consapevolezza del politico e non del settario dalla pacata parola di un patriota, convinto cattolico, credente ed inflessibile difensore della fede, quanto ardente e fervido artefice del riscatto nazionale, G-. B. Ca­stellani.
Egli, dopo l'amara esperienza del biennio, durante il qua­le aveva messo alla prova senza deflettere la devozione alla fede avita e all'ideale di libertà, poteva sintetizzare con serena convinzione l'apprezzamento politico e morale del dramma, che aveva vissuto e di cui era stato attore.
Ti dico francamente , scriveva al De Boni nel novem­bre del 1849, ch'io non credo possibile in Italia alcun moto religioso. Il popolo in fatto di religione è molto più, iUuminato dei dotti. Egli distingue bene il dogma dalla disciplina della Chiesa. Quello crede immutabile, e mutabile questa. Sa che il principato temporale non è punto legato all'esistenza del dogma, e sa inoltre di più, sa cioè che il principato temporale non ha influenza generale nei rapporti religiosi, esempio le Chiese oltramontane e specialmente la francese. Con questo buon senso pratico, che caratterizza lo spirito italiano, io credo che tentare l'abolizione del dominio temporale mediante un moto religioso positivo in Italia sarebbe battere precisamente la via, che conduce all'estremo opposto, cioè, provando con­giunti inseparabilmente dogma e principato, dare in mano un'arma potentissima in favore del principato all'immensa maggioranza, che crede nel dogma. Inoltre in tal caso per ne­cessaria reazione, fallito il moto positivo, nascerebbe quel mo­to negativo, che sarebbe la tomba della pubblica morale e la base d'un più cieco dispostismo sia di regno e di anarchia . Egli credeva che il mezzo più potente, più certo, più italiano di vincere gli abusi della Chiesa e del principato temporale