Rassegna storica del Risorgimento

VENETO ; GENOVA ; GIORNALISMO
anno <1957>   pagina <605>
immagine non disponibile

Patrioti veneti nella storia del giornalismo genovese 605
nella Superba. Anche a oircosorivore il campo di indagine a quelli di essi la cui attività risultava più ampia e metodica si può mettere insieme un grappo parecchio numeroso. Ma c'è da ritenere che, se si riuscisse a precisare quale sia stata l'opera anche dei molti esuli che in Genova fecero del gior­nalismo evitando prudenzialmente di comparire in qualsiasi maniera, l'elenco potrebbe essere ulteriormente allungato.
Scriveva il Mazzini nel settembre del 1852: Vedete se potete miglio­rare le condizioni dell'Italia e popolo. Con un tentassimo fondo di retribu­zione tra Quadrio, Saffi, De Boni, Dall'Ongaro, Campanella e me, parrai che si potrebbe alimentare il circolo dei lettori... Se riesco, come ho speranza, a collocare Quadrio tanto da aver la vita con 50 franchi al mese, v'assicurerei collaborazione abbastanza assidua da lui, con 50 l'avreste da De Boni e così da Dall'Ongaro... *)
E nello stesso periodo di tempo il Mazzini, dandosi dattorno per galva­nizzare l'ambiente redazionale del quotidiano del suo movimento a Genova faceva anche un altro nome: Possibile egli scriveva nel luglio 1852 al Gxilenzoni 2) che Gustavo [Modena] ed altri non vogliano soccorrere d'ar­ticoli VItalia e popolo di Genova che ha bisogno d'ogni sorta d'aiuto? .
Le due brevi citazioni che si è fatto delle parole del Maestro sono molto significative. Per il potenziamento del giornale del partito a Genova, nella sua Genova, il Mazzini faceva affidamento su un gruppo di pochi amici fidati, non più che cinque o sei, e ben tre di questi erano veneti: Gustavo Modena, Francesco Dall'Ongaro e Filippo De Boni. Così i nomi di tre illustri patrioti della terra veneta si congiungono con quello del giornale che più a lungo dal 1851 al 1858 fu in Genova il diretto portavoce del pensiero mazziniano.
Di Gustavo Modena è superfluo dire: la sua attività nel campo della stampa ispirata alle idealità del grande agitatore genovese fu sempre così intensa, esplicata con tanto slancio e fervida dedizione, che qui è sufficiente ripetere solo che il suo contributo non mancò neppure ai foglixhe in Genova più direttamente furono i banditori del pensiero del Maestro.
Quanto al Dall'Ongaro, il Mazzini, accennando a lui, sapeva di puntare su di un elemento quale pochi altri a tutta prova come fede e come espe­rienza professionale: Io attestava, tra l'altro, il fatto di aver egli tenuto la direzione di due fogli, entrambi, sebbene per motivi diversi, assai impor­tanti nella storia del giornalismo italiano del Risorgimento, La Favilla di Trieste 3) e il Monitore Romano. 4) D'altra parte, con l'ambiente culturale genovese anche con quello giornalistico il Dall'Ongaro aveva già da molti anni rapporti assai stretti: la sua amicizia con Emanuele Celesia s) può essere addotta come una delle tante prove in proposito, cosi come la col­laborazione già da lui data in precedenza ad altri periodici genovesi può essere presentata come un'ulteriore conferma di tale fatto. Ciò lo si può alFermare
1) Epistolario, voi. XXX, p. 93 (lettera del 2 settembre 1852 a Nioolao Ferrari).
2) Epistolario, voi. XXV, p. 322 (lettera del 1 luglio 1852).
3) Si pubblicò dal 1836 al 1846. Gfr. A. BoitAiwr, De Xa Favilla giornale triestino, Trieste, Caprili. 1888; e A. OTTOIXKILa Favilla giornale trivslino,ìn .Rivista d'Imlìa, 31 dicembre 1917.
*) Gfir. ÓRLO BAH BOERI, Igiornali romani nel 1849, Rome, Idis, p. 19. S) Cfr. nota 4 a pag. 603.