Rassegna storica del Risorgimento
VENETO ; GENOVA ; GIORNALISMO
anno
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1957
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pagina
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607
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Patrioti veneti nella storia del giornalismo genovese 607
quando occorresse, tenacemente negata. Certi scritti giornalistici se ne fosse stata conosciuta la paternità avrebbero offerto alle autorità di polizia il pretesto immediato per far accompagnare alla frontiera i loro autori. Così erano frequenti le pubbliche dichiarazioni di emigrati politici che facevano perentoriamente sapere che essi non avevano ingerenza alcuna in questo o in quel giornale genovese. Tra le tante dichiarazioni di tal genere se ne può ricordare, ad esempio, una di Giorgio Asproni se non altro per la tagliente vivacità del suo stile,2) e un'altra proprio in carattere con l'argomento che si sta trattando dell'aprile 1850, a firma di Alberto Mario e Luigi Berta-gnoni. emigrati veneti . Tale comunicazione, indirizzata al signor Giovanni Battista Bozzo gerente proprietario del giornale L'Italia e ai signori redattori, è del seguente tenore: Imputati d'essere collaboratori del vostro giornale L'Italia e d'avere potuto scrivere l'articolo concernente l'Armata nel num. 23, incriminato dalla pubblica autorità, e dovendo in conseguenza subire lo sfratto da questa città, vi diffidiamo di dichiarare nel vostro giornale, od in altro, entro domani 2 aprile 1850, che noi non solo non siamo autóri del suddetto articolo, ma che non abbiamo mai avuto parte nel giornale L'Italia, né direttamente, né indirettamente, né pubblicamente, né privatamente, né eome direttori, collaboratori o corrispondenti. Il riprovevole silenzio che serbate sapendone sacrificati per un fatto tutto vostro, ne dà il diritto di dirvi fin d'ora che sareste uomini senza onore nel caso vi rifiutaste di pubblicare la chiesta dichiarazione . 2)
Inutile dire che questa dichiarazione è ben lontana dal corrispondere alla piena verità. Se pure carico di difetti e di manchevolezze e pericolosamente oltranzista, L'Italia era pur sempre uno dei pochi portavoce allora esistenti delle correnti democratiche genovesi, e sarebbe stato per lo meno singolare che due esponenti e non degli ultimi di queste correnti appunto si mantenessero in maniera sì rigida ed assoluta estranei ad un giornale di tale indirizzo. D'altra parte, é da una testimonianza successiva dello stesso Mario che la realtà dei fatti doveva essere pienamente ristabilita. In una pagina autobiografica comparsa siili'Illustrazione italiana il 15 giugno 1877 egli ebbe infatti a ricordare così il suo lungo soggiorno genovese: Dopo Novara, la mia vaga fede politica si fissò nel principio repubblicano, dal quale non mi sono mai dipartito. E dal '49 al '57 scrissi sempre in Genova su giornali repubblicani, L'Italia, La Libertà, L'Italia libera, L'Italia e popola, L'Italia del popolo; e partecipai a spedizioni repubblicane, e n'ebbi perquisizioni periodiche, persecuzione, confine, carcere e proscrizione dagli Stati Sardi .
In queste brevi righe c'è sintetizzata buona parte della storia dell'attività giornalistica svolta dal Mario a Genova, di quella almeno relativa ai lungo periodo in cui egli ebbe a soggiornarvi. All'elenco da lui fatto sono da aggiungere altri giornali ancora, e specialmente II Dovere, l'importante settimanale inazziniano sorto, come già si è accennato, nel 1863, che lo ebbe ad attivo collaboratore, per quanto da molti anni ormai egli non risiedesse più
1) Tale dichiarazione inserita tu H Tribuno e sulla Gazzetta di Genova de) 12 febbraio 1850 è del seguente tenore: Non è vero che io abbia parte od ingerenza in giornale alcuno. "E pubblico questa dichiarazione in disinganno delle persone che abbiano creduto alla notizia divulgata in un foglio che mi contaminerebbe nominandolo .
2) Tale lettera fu riportata anche dalla Gazzetta di Genova il 12 aprile 1850.