Rassegna storica del Risorgimento
1798-1805 ; AUSTRIA ; VENETO ; CENSURA ; CHIESA
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1957
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645
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Aspetti della politica ecclesiastica austrìaca (Ì798-I805) 645
zionari imperiali trovava facile innesto in quella combattiva tradizione sar-piana che era stata assorbita in tutto l'organismo statale veneto? Si sarebbe attenuata la politica anticuriale alla ricerca di un equilibrio e d'un perfetto accordo tra trono ed altare di fronte all'effervescenza rivoluzionaria? Si sarebbe additato anche qui un sintomo di quella conttnuiiàt che si voleva sostenere, corroborandola col crisma della legittimità, tra il vecchio ed il nuovo governo?
Dal desiderio di rispondere a questi problemi, è nata la presente breve ricerca che si sofferma particolarmente ad esaminare il riflesso della censura nella politica ecclesiastica austriaca, ed il suo nesso con l'opera restauratrice intrapresa in più direzioni, per garantire il vecchio patrimonio del conservatorismo politico e sociale veneziano, e per presentare il nuovo reggimento come la prosecuzione ed il miglioramento dell'antico.
L'esercizio della censura spettava nelle province venete al Consiglio di Governo, da cui dipendeva la Regia Deputazione degli studi che era assistita da quattro censori. Il priore dell'Università dei librai e stampatori, doveva però certificare di aver visto il libro da licenziare, dichiarare che la pubblicazione non avrebbe recato offesa ad alcun privilegio annotato nei registri dell'Università e che lo stampatore non aveva alcun debito ( Taglione, luminarie , od altro) spettante all'università stessa. A questa fede poi doveva aggiungersi l'altra del censore, che attestava di non sussistere nell'opera censurata cosa contraria alla S. Fede Cattolica e nulla contro i Principi e buoni costumi , e ne consentiva perciò la stampa.*') Ma tutto questo sarebbe stato Sufficiente a regolare il traffico dell'arte tipografica che solo in Venezia dava lavoro a cinquanta stampatori e di cui in tutto il Veneto vivevano circa cinquecento famiglie,2) senza un vero e proprio progetto di legge che ne facilitasse l'esercizio. 3) Nacque così, nel giugno del 1798, un piano che il consigliere Pellegrini riesumò da quello già adottato in Lombardia dall'Lnperial Regio Governo e che fu poi integrato nel 1801 da alcune proposte avanzate dall'abate Giuseppe De Carpani, regio censore fin troppo benpensante.*) Poco meno di un terzo del piano, diciamo cosi, Pellegrini
1) AJS.V.t Dilezione Generale di Polizia (X). G. P.) Carte Pellegrini Busta (B.) dell'anno 1801.
2) Luog. eie,: ivi.
3) Non si riesce a comprendere da anali fonti Vittorio Malandanti {La censura austriaca delle stampe nelle province venete 18151848, in Ripista storica del Risorgimento italiano, Torino 1895, voL I, p. 489) abbia tratto la notizia secondo coi l'ufficio di censura politica, a cui era preposto l'abate Jacopo Morelli, dopo la caduta di Napoleone, sarebbe stato una creazione di sona pianta . Evidentemente egli non ba consultato le carte della Direzione Generale di Polizia e del Governo Generale, l'esame delle quali invece porta alla diversa conclusione ebe ira il Piano generalo di censura del 1 giugno 1815 e quello del giugno 1798 da noi considerato, esiste un sostanziale processo di continuità.
4) II De Carpani, per espresso desiderio dcu'LR. Governo di Milano, aveva compilato un libro dal titolo Testamento della fu Repubblica Cisalpina, ebe in poi ristampato a Venezia nel 1799. Egli, in misura maggiore dell'abate Morelli, può essere considerato, soprattutto per la fiducia che godeva presso le autorità locali, comò il fulcro della censura austro-veneta durante la prima dominazione austriaca. La sua attività si concretò in modo particolare nell'idea-adone di un piano di censura per tutto il Veneto ohe, ad integrazione di quello Pellegrini, fu adottato nel 1801 dal Governo Provvisorio. Sebbene tale piano, nell'Arcbivio di Stato di "Venezia non si trovi, tuttavia riteniamo di poterne individuare alcuni aspetti attraverso non poche Osservazioni rivolte all'autore dallo stesso Governo. Noi qui però considereremo soltanto