Rassegna storica del Risorgimento

1798-1805 ; AUSTRIA ; VENETO ; CENSURA ; CHIESA
anno <1957>   pagina <646>
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646 Letterio Briguglio
è dedicato alla regolamentazione della Btampa religiosa; e l'art. VII in modo particolare, che notificava i principi a cui avrebbe dovuto ispirarsi l'opera dei regi censori, faceva chiaramente intendere che non sarebbero stati tolle­rati quegli scritti che avessero offeso la religione,]) i buoni costumi ed i diritti dello Stato. Una volta ancora si allineavano dunque in un'unica ed
quelle che si riferiscono alla politica ecclesiastica: I) La censura appartiene aH* alta polizia , non più quindi al Consiglio di Governo. II) Non sarebbe conveniente abilitare o confermare vescovi della terraferma nella facoltà di rivedere i fogli volanti e le materie teologiche; in ogni città di provincia ove esistano stamperie, ai potrebbe destinare un regio censore qualità for­se non conciliabile col carattere e col ministero vescovile . IH) Nelle opere canoniche e giu­risdizionali, non si lasci correre dalla censura nessuna dottrina che per qualunque motivo si trovasse in opposizione diretta o indiretta colle teorie adottare negli Stati di Sua Maestà . Ma, per quanto riguardava quest'ultimo punto, il De Carpani non eaitava ad informare il governo che i regi censori teologi ignoravano, non avendo appresa la loro scienza nà in Ger­mania né a Pavia, le suddette austriache dottrine. Aggiungeva dunque che nell'esame dei testi, essi non potevano che riferirsi alla dottrina generale della chiesa cattolica. È certo riconosceva egli che in alcuni punti la dottrina dei Teologi italiani ed anche veneti, seb­bene poco amici di Roma, è diversa da quella della Germania, dove anche dopo l'accetta­zione del Concilio di Trento si sono adottati de' cambiamenti, massime in materie canoni­che ; ma, a scanso di equivoci, sarebbe stato utile indicare ai censori teologi di Venezia, tanto nella teologia, quanto nel jus canonico, uno o pia autori ai quali attenersi nelle cose opinabili. ciò qualora non si fossero comunicate loro dirèttamente quelle teorie che la corte imperiale aveva ritenuto di non approvare nei suoi stati. II De Carpani indicava così all'Austria Ja via più breve per una sistematica e definitiva organizzazione dell'ufficio di censura, che infatti ritroveremo nel LombardoVeneto dal 1815 in poi. A.S.V.: G. G., 1801, III, 119 e D. G. P.: Carte Bissingen 1805 e 1803.
!) L'Austria, durante la sua prima dominazione nel Veneto, non tollerò mai la diffu­sione di manoscritti e di libri notoriamente irreligiosi e, a parte ogni considerazione che se­guirà nel testo circa le restrizioni dottrinali imposte a cattolici ed a giansenisti, le promesse contenute nell'art. VII del piano Pellegrini Bulla censura, furono in massima parte mante­nute. Si consideri infatti la proibizione relativa alla stampa o ristampa dei seguenti mano­scritti e libri:
I) DIDEROT, La religieuse, Milano, armo I; respinto dalla censura doganale perchè met­teva in detestazione e in burla lo stato delle monache, affine di allontanare le donzelle dall'intraprenderlo (A.S.V.: G.G.; 1799, gennaio HI, 4).
H) Esame critico di S. Paolo, Milano, anno VI, trad. dal francese; respinto dalla stes­sa censura perchè si voleva far passare S. Paolo per un impostore... si nega la divinità del lo Spirito Santo, ente chimerico, favola (A.S.V.: D. G. P.; Carte Bissingen armo 1803).
D3) PLATON BLANCHAIUJ, Catechisme de la Nature, ou Religion et Morale natureUes, Pa­ris, anno II; perchè si negava la religione rivelata e si poneva ogni credenza alla stessa stre­gua, in omaggio alla religione naturale (Luog. sopra ini:.).
IV) Rime piacevoli di un Lombardo, Brescia, 1798. Autore di esse un Frate Scalzo predicatore bresciano, al Morelli ben noto . Tali Rime, secondo quest'ultimo, erano ripiene di tratti che mettono in derisione pratiche Religiose, Funzioni Sacre, Prediche, Ordini Re­golari, culto dei Santi ed altre cose e persone ecclesiastiche . (A. S, V.: G. G,, 1798 HI).
V) AB. GuHilAUME-TiiOMAS-FaANCOls RAYNAJJ, Histoìre philosopkique et politique des établissements et du commerce des Europfens dans tea deux Indcs; opera ripiena di dot­trine contrarie alla Religione Cattolica di cui si fa un empio e odioso ritratto ed anco per­niciosissima ai Governi Monarchici, che vi sono rappresentati come Tirannie e Potenze di oppressori (A.S.V.: G.G.; 1801, 29 giugno III, 67).
VI) Dupunr Ctaororr FRANCOIS, Origina de toua lea cuUea ou Religion univeraaUe, To­mo II, Paris, H. Agasse, IX de la République. La segnalazione per il sequestro di questo li­bro che circolava in Vicenza, fu fatta dal vescovo di quella città. Libro scritto con abuso d'erudizione immensa al solo oggetto di comprovare che la Religione Cristiana non è che un aborto della Idolatria antica degl'Indi e de' Fenici; ma è molto pio sodneente per i se­midotti che non Io siano le opere di Frérei, di Bayle ed altri celebri ateo-Pirronisti del se­colo XVHI (A. S. V.i Carte Bissingen 1803, 21 aprile).