Rassegna storica del Risorgimento

1798-1805 ; AUSTRIA ; VENETO ; CENSURA ; CHIESA
anno <1957>   pagina <647>
immagine non disponibile

Aspetti della politica ecclesiastica austriaca (1798-1805) 647
inscindibile linea di difesa, quasi a ricordarne l'origine comune, i diritti della Fede e quelli del Principe. Ma in pratica all'illimitato potere di quest'ultimo non faceva riscontro un analogo ed ortodosso riguardo per la chiesa catto­lica, per la sua teologia e per i suoi teologi. Una delle prime e più costanti preoccupazioni del Governo austriaco era stata infatti quella di inibire le controversie sullo stesso terreno della gerarchia ecclesiastica e della disciplina teologica, x> con ben più vigile ed esclusivo rigore di quanto le pur sospettose autorità venete non avessero mai impiegato. 2) Così nel luglio 1805 si impe­diva alPallora ottantenne abate Antonio Venier3) di rendere pubblico fon panegirico intitolato: H trionfo della Grazia in Agostino ejper Agostino, per­chè conteneva, secondo il parere del Governo e del censore gesuita abate Lui­gi Bucchetti, discussioni su cui precedentemente i teologi avevano soste­nuto calorose dispute eccedenti li limiti della moderazione . Ed anche se il
!) Piano Pellegrini, art. Vili: Ilibri che contengono ragionamenti e discussioni proble­matiche sui principi o dogmi della Religione, e del ano Colto, come quelli che tendono a rendere i Leggitori dubbiosi, e incerti sulle verità della Religione medesima, e quelli specialmente recen­ti, i quali contengono ragionamenti e discorsi critici sulli sistemi e regolamenti politici del Governo, di Legislazione e di pubblica Economia interna ed esterna, quando possano imprimere sentimenti di sovranità di popolo, di Liberti, di Eguaglianza o di massime simili, ancorché dettate in via problematica, s'intendono assolutamente proibiti (A.S.V.Z G.G., giugno 1798, HI, 3).
z) La censura, prima del 1797, era divisa (come quella austriaca che stiamo consi­derando) in due parti: dei libri e dei fogli volanti. Ognuna di queste due parti aveva i suoi particolari censori e cioè per i libri, oltre l'Inquisitore del S. Offizio all'esame del quale venivano sottoposte tutte le opere che in punto di religione erano state censurate dagli altri revisori vi era anche un censore alle Dogane (don Jacopo Morelli, prima del 1797), che aveva l'incàrico di rivedere i libri provenienti dall'estero, e altri quattro censori, di cui tre ad honorem, cioè senza stipendio (stipendiato era solo l'abate Galli). Per quanto riguarda poi i fogli volanti, cioè Relazioni, Gazzette ed opuscoli non eccedenti le tre pagine, il compito di salvaguardare i buoni costumi eia religione era stato affidato agli abati Defendi e Dominici. Dopo la parentesi democratica, che aveva abbandonato alla più sfrenata licenza lo articolo della stampa , l'Austria reintegrò nei loro posti di revi­sori gli ex addetti alla censura veneta e cioè l'ab. Morelli per le Dogane, l'ab. Galli per i libri e gli abati Dominici e Defendi per i fogli volanti. La Serenissima poi, per quanto ri­guarda la sua politica ecclesiastica, allo scopo di non derogare in nulla al Concordato con­cluso nel 1596 con la Santa Sede, non aveva mai accordato in Venezia la stampa dell'In­dice romano dei libri proibiti ed aveva deciso che sarebbe stato accolto soltanto quell'In­dice pubblicato dal Papa e che in seguito avrebbe considerato come proibiti solo quei libri che lo fossero stati dal Sant'Uffizio . L'Austria invece, coerentemente alla tradizione giusep-pina, che aveva imposto il Regio Placito a tutti gli ordini provenienti da Roma e diretti ai fedeli, stabilì che fossero soggetti ad Imprimatur tanto i decreti emanati dalle Congrega-rioni romane di proibizioni di libri, quanto Io stesso indice romano dei libri proibiti. A.S.V.: G. G.; 1798, mese di giugno III, 3 e D. G. P.; 1801, 7 luglio N 10573/2766 ed infine Carte Pellegrini B. anno 1803. Vedasi anche la Collenone d'Imperiali Reali leggi ed ordinanze in materie economiche ecclesiastiche; Venezia. A. Zatta, 1786, p. 140.
3) Antonio Venier (1720-1808); originario da una famiglia israelita torinese, fu uomo di molte lettere, ed ebbe egregia fama fra' privati institatori di quel tempo . Dei suoi pa­negirici, molto ascoltati anche fuori patria, furono pubblicati i seguenti: Discorso, Milano, G. Montani, 1775; otto Orazioni Panegiriche, Venezia, Andreola, 1800, e l'Orazione in lode di Francesco Pesaro, Venezia, 1799. Aveva in animo cori GIBOLAMO DANDOLO, ha caduta delta Repubblica di Venezia e i suoi ultimi cinquantanni, Venezia, 1855, pp. 293-294di pub­blicare il suo Panegirico di S. Agostino, che recitato più volte, aveva sempre riscosso gran­dissimi applausi: ma, comunque i suoi lodatori lo dicano un capo d'opera, confessano che la pubblica censura vi si opponeva per buoni molivi (il corsivo non è nostro) . Sul Venier ve-d usi ancora l'opuscolo di Sebastiano Melan, citato dal Dandolo nell'opera suddetta.