Rassegna storica del Risorgimento

1798-1805 ; AUSTRIA ; VENETO ; CENSURA ; CHIESA
anno <1957>   pagina <648>
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648 Letterio Brìguglio
manoscritto in questione difendeva il sistema agostiniano, fu parimenti re­spinto proprio perche conferiva troppo valore alla teologia di Agostino, e, soprattutto, perchè prospettava come eretiche le teorie dei Molinisti. Per l'occasione il Governo riconosceva espressamente la Suprema Risoluzione del 27 novembre 1781, con la quale si ordinava che in nessun luogo degli Stati ereditari si parlasse, si insegnasse o si scrivesse cosa alcuna né prò, né contro la Bolla Unigenitus.x) Non è però a credere che agli elementi della disciolta compagnia di Gesù, quale il Bucchetti, riuscisse di volgere a proprio esclusivo beneficio il divieto di riaccendere l'antico contrasto intorno alla dottrina giansenistica, escludendo e colpendo cosi quei testi soltanto che ad essa si ricollegassero e la sostenessero. Se infatti gli ex-gesuiti sostennero allora una dura battaglia per affermare la propria primazia, la politica giu-risdizionalistica di Vienna non si lasciò certo sviare da essi e così, dall'opera della censura veneta in quegli anni, traspare la più vigile e guardinga seve­rità verso le apologie dell'ordine disciolto ed i fautori dei principi inolinistici. Particolare significato assunse nel 1801 l'atteggiamento dei censori verso lo scritto di un arciprete Giuseppe Ferrari mantovano, intitolato Vorrei esser letto, che l'autore intendeva dedicare all' Augusto sovrano . L'opera, pren­dendo lo spunto da un violento attacco contro tutti gli istituti ed i sistemi educativi vigenti, prospettava l'assoluta necessità che venissero restaurati i gesuiti, unici istitutori della gioventù. Il monarca, prima di accettare il poco disinteressato atto di omaggio, trattandosi di materia così opinabile , volle conoscere il punto di vista della competente censura. Questa, influen­zata dal locale Governo, giudicò l'opera dell'arciprete un ributtante, par-zialissimo elogio dell'estinta Compagnia di Gesù 2) e definì reo giudizio la pretesa dell'autore secondo cui tutte le calamità del tempo traessero la loro origine dall'assenza dei gesuiti nel processo educativo. Trattandosi quin­di di materia veramente opinabile, quel libro non avrebbe mancato di de­terminare la comparsa di un diluvio di altre opere, soprattutto straniere, intese a confutare opinioni che, sia pur indirettamente (per via della dedica al sovrano) sarebbero state giudicate le opinioni medesime della monarchia, sopra un argomento così scottante di politica ecclesiastica. 3) Il Governo centrale da parte sua, si rifiutava di esaminare la questione relativa al ri­pristino dei gesuiti per una migliore educazione della gioventù, come un oggetto troppo lontano fors'anche dalle viste e proponimenti dei governi di allora. Sarebbe stato propenso però a concedere la pubblicazione del ma­noscritto, a condizione che questo escludesse anzitutto la dedica suggerita' dalla censura. 4) Ora, non tanto e non solo la preoccupazione di non coin­volgere in quell'arroventata polemica l'autorità imperiale, ma la difesa stessa
I'). La Bolla Unigenitus era stata respinta dall'Austria fin dal 4 marzo 1781; ed anche in seguito, con Ordinanza 11 maggio 1782, il sovrano riconfermò tale sua avversione per­mettendo che delia Bolla in questione si dessero agli scolari di teologia solo le necessarie cognizioni istoriche . Vedasi la Collezione citata pp. ,142* 164, 225; e GIOVANNI SOHANZO, Peregrinità ApostoUeiu, Milano, 1937, p. 513.
2) A.S.V.: G. Gii 1801, 8 settembre III, 183.
3) l'accorta censura ammoniva ancora; pongasi mente all'epoca in coi vìviamo... il nome [del sovrano] ai troverebbe bene spesso compromesso fra le apostrofi e le diatribe dei due riscaldati partili. Le opinioni vagbe non sono oggetti di dediche per li Sovrani . A S./''.; G. ; luog. aopra cit.
AJS.V.x G. Gì; anno 1802 ITI, 121.