Rassegna storica del Risorgimento

1798-1805 ; AUSTRIA ; VENETO ; CENSURA ; CHIESA
anno <1957>   pagina <650>
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650 Letterio Briguglio
za contro quel corpo, come le farebbe apparire la disonorevole Istanza. se alcuni ecclesiastici furono indotti a sottoscriverla, si procurò, secondo l'au­tore, un grave nocumento alla religione perchè si venne ad assumere un diritto ohe sarebbe stato compatibile col modello inglese di Congregazione, Classi ed Assemblee e non certamente con lo spirito religioso del vero Cristianesimo.
Con un richiamo, dunque, alla struttura gerarchica del clero ed al ri­spetto del principio di autorità, si ritorceva cosi contro il partito gesuitico l'antica accusa di voler trasformare la Chiesa in senso democratico, da esso tanto spesso rivolta ai suoi avversari.
Pesante era infatti allora il cumulo delle colpe che dal campo conser­vatore venivano addossate agli uomini che più ardentemente avevano mili­tato tra le file giansenistiche, dopo che molti di essi avevano seppur con vario spirito e ricorrendo spesso alle più prudenziali attenuazioni spinto il loro attacco contro l'assolutismo papale sino al consenso coi diritti del­l'uomo, nella luce e sotto l'egida della morale evangelica. Nel Veneto la po­lemica si centrò attorno al nome ed all'operato di Pietro Tamburini, con uno sviluppo cui gioverà qui brevemente accennare.
Anche in questa vicenda la prima reazione del Governo austriaco fu quella di impedire un pericoloso e generale dibattito: nel 1801 il consigliere intimo di Stato Grimani faceva presente all'abate Gaeta, il quale avrebbe voluto pubblicare un volume intitolato Gli errori di Pietro Tamburini, che siccome i principi anarchici ed antireligiosi del celebre giansenista erano stati " clamorosi,, ed avevano prodotto M dicerie moleste , il riparlarne avreb­be costituito certamente una recrudescenza inopportuna di vecchie polemi­che. Non permise quindi la stampa del libro diretto alla confutazione di quei principi e stabilì, in linea di massima, il divieto per la pubblicazione di quelle opere che trattassero in qualunque modo di tali argomenti .1) Sugli er­rori del giansenismo e su ogni concezione eterodossa, avrebbe dovuto vigi­lare efficacemente solo la regia censura che, nel caso specifico, impedi la cir­colazione di tutte le opere del Tamburini nelle province venete. Nemmeno in questo caso si era però registrato un brusco abbandono delle posizioni precedentemente sostenute (non si dimentichi la protezione che la corte di Vienna aveva sempre largito al professore dello Studio pavese), sotto la spin­ta di una dottrina teologica da salvaguardare o correggere, ma si era impo­sta invece, imperiosa e dominante, una preoccupazione politica. Non ai era infatti il Tamburini lasciato intaccare dal veleno democratico nella sua Introduzione allo studio della filosofia morale del cittadino, apparsa nel 1797 durante il reggimento cisalpino ? Fu perciò che l'abate Morelli trattenne alle dogane otto volumi di quest'opera2) diretta nelle province venete. E la sua decisione fu bene accolta dalle autorità governative che, in perfetto ac­cordo con l'erudito censore, vedevano nel testo del Tamburini un'esaltazione della democrazia, della costituzione repubblicana e dell'uguaglianza sociale. Ma il giudizio del Morelli sul pensiero del famoso giansenista discordava so­stanzialmente da quello del Governo proprio in materia di religione. H cen-
1) AflfyS ÌD.G.P.', Carta Bissiagen, anno 1805.
2) AjtV* G, G.i 1801, 23 luglio III, 89.